lunedì 19 maggio 2014

I Testimoni di Geova

Pubblico nuovamente il mio saggio (diviso in tre "puntate") sul problema dei Testimoni di Geova, sperando di aiutare a fare un po' di chiarezza su qualche tema ancora oscuro o sottovalutato. Occorre fare molta attenzione. Un piccolo vademecum per comprendere le falle del loro sistema e smascherare i loro subdoli inganni.

http://www.giornaleathenaeum.com/2013/12/i-testimoni-di-geova/

mercoledì 14 maggio 2014

QUID EST VERITAS ET MALUM?

QUID EST VERITAS ET MALUM? Nescio sed fieri sentior et excrucior …
Un brevissimo itinerario per riflettere sulla verità e il male morale

Mi perdonino gli esperti per le citazioni strampalate che si richiamano al povero Catullo e che mi sono servite come curiosa introduzione a quanto vorrei proporvi. Ormai vi sarete un po' abituati alle mie stravaganze!

Quid est veritas?”. “Che cos'è la verità? È la domanda di Ponzio Pilato a Gesù Cristo.

È la domanda antica, e nel contempo sempre nuova, che accompagna l'esistenza di ogni uomo, anche del più superficiale che meno se ne avvede. La domanda di Pilato racchiude la domanda di senso di tutta la romanità; e, proprio perché Roma era il mondo, di tutta l'umanità.

I miei tredici lettori si domanderanno sicuramente il perchè di questa domanda, che, per quanto è profonda, sembrerebbe addirittura priva di senso o d'interesse nel mondo superficiale e vuoto in cui viviamo. Ma non per questo essa perde la sua forza: che cos'è la verità?

Qualche accenno di filosofia antica …

Molti nel corso dei secoli hanno cercato di dare una risposta al quesito, chi in maniera più filosofica chi meno. Essa si barcamena fra gli antipodi: relativo e assoluto, soggettivo e oggettivo.

Qualche teoria.

La verità è un bisogno fondamentale dell'uomo (Socrate e Platone). Non è l'uomo a essere misura di tutte le cose (Aristotele contro Protagora). La verità si raggiunge quando l'intelletto giunge a coincidere con l'oggetto da conoscere (“adaequatio rei et intellectus”, direbbe lo Stagirita con San Tommaso), facendolo passare dalla potenza all'atto. Nella contemplazione della verità risiede la felicità e lo scopo ultimo della conoscenza del mondo metafisico.
Poi vengono gli Scettici, che hanno i loro maestri in Pirrone e Timone prima e negli accademici Arcesilao e Carneade dopo, i quali mostrarono invece un atteggiamento negativo di fronte alle possibilità di conoscere la verità. Guardando alla verità, che afferma se stessa in maniera evidente, l'uomo discerne l'essere dal non-essere e quindi, in senso più ampio, il bene dal male (Plotino e i neoplatonici). Per gli “amici” del Portico (gli Stoici) la verità è cosa di per sé evidente, chiara e risponde all'oggettività della realtà. Di conseguenza insieme al bene morale essa è il bene supremo. Prima di questi Epicuro. Agli uomini del suo tempo questi ricordava che il vero bene è sempre e soltanto in noi. Il vero bene è la vita, e a mantenere la vita basta pochissimo, e quel poco è a disposizione di tutti, di ogni singolo uomo. Epicuro riteneva che la verità potesse facilmente essere scoperta e compresa dall'uomo e che quindi la filosofia, come attività che ci permette di conoscere razionalmente la verità, sia alla portata di tutti ed abbia un carattere liberatorio. Teoria immanente, ma comunque buona in alcuni suoi punti: richiama anch'essa all'evidenza del vero e del bello.

Ognuno ha cercato di dare la sua risposta.

Ma non possiamo prescindere da un altro Pensatore (con la maiuscola) liberissimo, che non è certo riducibile a un filosofo o solo a un affabulatore o popolare populista del suo tempo. Questi è Gesù Cristo, Figlio di Dio incarnato. La sua risposta non poté, non può e non potrà mai essere ignorata. Dalla sua risposta nessuno potrà più prescindere. Egli stesso afferma di essere la via, la verità e la vita (Gv 14,6). “Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità; chiunque è per la verità ascolta la mia voce” (Gv 18,37).

La verità per il credente non è un qualcosa di astratto. Essa è una Persona, è Gesù Cristo, che svela Dio all'uomo e l'uomo a se stesso (Concilio Vaticano II). Alla luce del Verbo fatto carne comprendiamo il mistero dell'uomo (ibidem). Un incontro radicale e coinvolgente che cambia la vita e fa raggiungere le più alte vette. E proprio perché Cristo è la verità essa è il bene supremo, che fa essere l'uomo quel che deve e fa in modo che le tenebre non vincano la luce della verità (Gv 1, 1-14).

Essa è il bene supremo: ci permette di sapere con chiarezza ciò che è bene e ciò che è male. Dalla verità non possiamo prescindere. Ma è anche vero che la verità fa male. E se da un lato molti vi tendono spontaneamente e ne sentono il bisogno, tanti altri tentano di occultare il vero per interessi di bassa lega.
Ecco il punto della riflessione: il vero occultato!


Il male esiste

San Giovanni afferma che il male è la non accoglienza di Cristo.

Il cuore dell'uomo è un abisso. Grazie alla doppiezza del suo agire l'uomo cerca di dissimulare il male compiuto. E così il lupo si maschera da agnello, il superbo si veste da umile e ricopre di bellezza e virtù quello che è bruttezza e vizio. Questa è la tendenza dell'uomo che non si lascia illuminare da quella luce superna che viene dalla grazia divina e dalla retta coscienza.

Le cose non sono mai come sembrano. Il libro dei Proverbi dice che le opere di un uomo si scoprono alla fine della sua vita, come anche la sua virtù. Tutto quello che è vergognoso viene coperto e infiorato di carezze.

La domanda sul male è vecchia quanto il mondo. Un autore fra tutti: Sant'Agostino. Il celebre Vescovo di Ippona alla domanda “unde malum?” rispondeva: “Malum est privatio boni”. Il male è soprattutto “aversio a Deo et conversio ad creaturam”. È l'allontanamento dalla luce e il ripiegarsi vergognoso nella degenerazione nei bruti (Pico della Mirandola).

Il male è radicato. Affonda le sue radici sempre più in profondità. Rosica l'anima e la porta a sempre più grandi efferatezze. La disintossicazione è sempre più difficile. La persona sembra quasi affetta da una malattia irreversibile. La buona coscienza è irretita, fiaccata e zittita a tal punto che tutto quello che nelle parole si condanna lo si compie in segreto con gran diletto. Il male spegne la scintilla di bene che ogni uomo ha in sé, nasconde l'immagine di somiglianza a Dio, rende l'uomo dedito agli istinti più bassi e abbruttisce il suo cuore e lo rende irriconoscibile, lontano dagli affetti sinceri e avvolto da tenebre e menzogna.

E non dimentichiamoci neppure del “nemico della natura umana” (come lo chiamava S. Ignazio di Lojola). “Il diavolo non va in ferie, non osserva il riposo domenicale - proprio perché non osserva i comandamenti! -, non dorme, è attivo ventiquattr'ore su ventiquattro, è intelligentissimo e ci conosce bene” (tanto per citare un mio amico parroco nel basso Lazio). Il diavolo esiste! Una delle sue astuzie è far credere che non esista per poter più agilmente operare. Se aspettiamo la fine della vita per sapere se esiste sarà troppo tardi: già saremo suoi! Lavora notte e giorno per portare l'uomo ad allontanarsi da Dio e rivolgersi a qualche idolo mondano. La via della perdizione è molto facile da percorrere: la maggior parte delle persone neanche si accorgono che la stanno percorrendo! Occorre tener presenti sempre i nostri due principali nemici: il diavolo e … noi stessi.

E quando un amico volesse arrischiarsi nel richiamare alla bontà, alla rettitudine delle intenzioni e alla qualità di una vita propriamente umana? Viene scacciato, vilipeso, insultato, oltraggiato se non proprio calunniato. Sì: calunniato! La medaglia si tenta di rovesciarla: come si può lo si danneggia, lo si scredita … fino a farlo apparire un mostro traditore, un indegno che non merita altro che d'essere annientato, allontanato da tutti, fino a quando non torni sui sui passi.

Vedete quanto costa l'adesione alla verità? Lacrime e sangue. Molti per sottrarsi alle conseguenze del dire il vero (sempre nella carità senza ripicche o secondi fini) fanno finta di non vedere, di non sapere, di non sentire …

Dinanzi al male che fare? Il male va denunciato, l'errante va corretto e il peccato disprezzato. La persona va sempre trattata con rispetto e carità, ma il male va denunciato ed estirpato, perché non succeda che si radichi più profondamente e la persona ne resti schiacciata.

Ogni uomo, anche se piegato dal male, conserva pur sempre un bagliore di eternità, l'anelito al meglio, la volontà di rialzarsi. Ma non ne ha la forza! Da solo resta avvilito e schiacciato dalle nefandezze che ha combinato. Ci vuole un aiuto esterno: psicologico? Spirituale? Pedagogico? Familiare? Dipende dai casi; ma a mio modesto parere le varie risorse che possono aiutarlo vanno intese in una visione d'insieme. Tutte le varie componenti umane vanno sollecitate a reagire. Cosa fondamentale è l'affidamento a qualche guida autorevole, una persona, se specialista o esperta meglio, per risalire dall'abisso. Bisogna esser consapevoli che si può ricadere in ogni momento. Occorre anche stare attenti a che la persona interessata non si scoraggi e non cada in preda alla depressione o a qualche altra malattia mentale che influenzi tutto il suo essere. La miglior medicina è la sincerità nei rapporti umani e chiamare le cose con il loro proprio nome, senza timori o freni per le conseguenze. Smascherare il male vuol dire reagire e iniziare la risalita. Chi resta chiuso in se stesso resta nell'abisso. E allora la persona, sostenuta a livello spirituale, psicologico, affettivo e culturale (perché il male bisogna anche conoscerlo e interpretarlo) inizierà un serio cammino di rinnovamento, di conversione e … di lotta. Proprio di lotta: di questo si tratta.

Una lotta acerrima che si consuma senza soste fino al sangue per poi sempre ricominciare, per estirpare il cattivo germoglio del vizio risorgente. I maestri dello spirito parlavano di “combattimento spirituale”, perché no!

L'anima deve rivolgersi al suo Creatore e rivedere il suo stato con un serio esame di coscienza. Ci vogliono motivazioni forti. Una volta motivati bisogna che queste certezze permeino la vita e siano attrici di grandi rivoluzioni nelle scelte concrete. Chi non crede può ricorrere alla psicologia sola e alle altre componenti prettamente umane, non importa. Otterrà buoni risultati. Ma noi sappiamo che il medico delle anime è solo Uno. Tutte le componenti vanno integrate insieme: l'una non può prescindere dall'altra. Una buona direzione spirituale deve tener conto anche delle istanze della psicologia umana, altrimenti non capisce tutto l'uomo, ma solo una parte, anche se quella più delicata e da curare maggiormente.

Il tema è molto vasto. Chiedo scusa per la superficialità con la quale mi ci sono approcciato. I miei sono solo spunti di riflessione che possono essere utili per riflettere su cose che spesso ignoriamo o vogliamo allontanare dai nostri pensieri.

Mi perdoneranno i miei tredici lettori per il tempo che ho fatto perdere loro. Ma mi riterrò soddisfatto se almeno tre di essi sono giunti alla fine dell'articolo e non hanno sbadigliato!




Emanuele Onifade