QUID
EST VERITAS ET MALUM? Nescio sed fieri sentior et excrucior …
Un
brevissimo itinerario per riflettere sulla verità e il male morale
Mi
perdonino gli esperti per le citazioni strampalate che si richiamano
al povero Catullo e che mi sono servite come curiosa introduzione a
quanto vorrei proporvi. Ormai vi sarete un po' abituati alle mie
stravaganze!
“Quid
est veritas?”. “Che cos'è la verità? È la domanda di Ponzio
Pilato a Gesù Cristo.
È
la domanda antica, e nel contempo sempre nuova, che accompagna
l'esistenza di ogni uomo,
anche del più superficiale che meno se ne avvede. La domanda di
Pilato racchiude la domanda di senso di tutta la romanità; e,
proprio perché Roma era il mondo, di tutta l'umanità.
I
miei tredici lettori si domanderanno sicuramente il perchè di questa
domanda, che, per quanto è profonda, sembrerebbe addirittura priva
di senso o d'interesse nel mondo superficiale e vuoto in cui viviamo.
Ma non per questo essa perde la sua forza: che cos'è la verità?
Qualche
accenno di filosofia antica …
Molti
nel corso dei secoli hanno cercato di dare una risposta al quesito,
chi in maniera più filosofica chi meno. Essa si barcamena fra gli
antipodi: relativo e assoluto, soggettivo e oggettivo.
Qualche
teoria.
La
verità è un bisogno fondamentale dell'uomo (Socrate e Platone). Non
è l'uomo a essere misura di tutte le cose (Aristotele contro
Protagora). La
verità si raggiunge quando l'intelletto giunge a coincidere con
l'oggetto da conoscere (“adaequatio rei et intellectus”, direbbe
lo Stagirita con San Tommaso), facendolo passare dalla potenza
all'atto.
Nella
contemplazione della verità risiede la felicità e lo scopo ultimo
della conoscenza del mondo metafisico.
Poi
vengono gli Scettici, che hanno i loro maestri in Pirrone e Timone
prima e negli accademici Arcesilao e Carneade dopo, i quali
mostrarono invece un atteggiamento negativo di fronte alle
possibilità di conoscere la verità. Guardando alla verità, che
afferma se stessa in maniera evidente, l'uomo discerne l'essere dal
non-essere e quindi, in senso più ampio, il bene dal male (Plotino e
i neoplatonici). Per gli “amici” del Portico (gli Stoici)
la verità è cosa di per sé evidente, chiara e risponde
all'oggettività della realtà. Di conseguenza insieme al bene morale
essa è il bene supremo. Prima di questi Epicuro. Agli uomini del suo
tempo questi ricordava che il vero bene è sempre e soltanto in noi.
Il vero bene è la vita, e a mantenere la vita basta pochissimo, e
quel poco è a disposizione di tutti, di ogni singolo uomo. Epicuro
riteneva che la verità potesse facilmente essere scoperta e compresa
dall'uomo e che quindi la filosofia, come attività che ci permette
di conoscere razionalmente la verità, sia alla portata di tutti ed
abbia un carattere liberatorio. Teoria immanente, ma comunque buona
in alcuni suoi punti: richiama anch'essa all'evidenza del vero e del
bello.
Ognuno
ha cercato di dare la sua risposta.
Ma
non possiamo prescindere da un altro Pensatore (con la maiuscola)
liberissimo,
che non è certo riducibile a un filosofo o solo a un affabulatore o
popolare populista del suo tempo. Questi è Gesù Cristo, Figlio di
Dio incarnato. La sua risposta non poté, non può e non potrà mai
essere ignorata. Dalla sua risposta nessuno potrà più prescindere.
Egli stesso afferma di essere la via, la verità e la vita (Gv 14,6).
“Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per
rendere testimonianza alla verità; chiunque è per la verità
ascolta la mia voce” (Gv
18,37).
La
verità per il credente non è un qualcosa di astratto.
Essa è una Persona, è Gesù Cristo, che svela Dio all'uomo e l'uomo
a se stesso (Concilio Vaticano II). Alla luce del Verbo fatto carne
comprendiamo il mistero dell'uomo (ibidem).
Un incontro radicale e coinvolgente che cambia la vita e fa
raggiungere le più alte vette. E proprio perché Cristo è la verità
essa è il bene supremo, che fa essere l'uomo quel che deve e fa in
modo che le tenebre non vincano la luce della verità (Gv 1, 1-14).
Essa
è il bene supremo: ci permette di sapere
con chiarezza ciò che è bene e ciò che è male.
Dalla verità non possiamo prescindere. Ma è anche vero che la
verità fa male. E se da un lato molti vi tendono spontaneamente e ne
sentono il bisogno, tanti altri tentano di occultare il vero per
interessi di bassa lega.
Ecco
il punto della riflessione: il vero occultato!
Il
male esiste
San
Giovanni afferma che il male è la non accoglienza di Cristo.
Il
cuore dell'uomo è un abisso.
Grazie alla doppiezza del suo agire l'uomo cerca di dissimulare il
male compiuto. E così il lupo si maschera da agnello, il superbo si
veste da umile e ricopre di bellezza e virtù quello che è bruttezza
e vizio. Questa è la tendenza dell'uomo che non si lascia illuminare
da quella luce superna che viene dalla grazia divina e dalla retta
coscienza.
Le
cose non sono mai come sembrano. Il libro dei Proverbi dice che le
opere di un uomo si scoprono alla fine della sua vita, come anche la
sua virtù. Tutto quello che è vergognoso viene coperto e infiorato
di carezze.
La
domanda sul male è vecchia quanto il mondo.
Un autore fra tutti: Sant'Agostino. Il celebre Vescovo di Ippona alla
domanda “unde
malum?”
rispondeva: “Malum est privatio boni”. Il male è soprattutto
“aversio a Deo et conversio ad creaturam”. È l'allontanamento
dalla luce e il ripiegarsi vergognoso nella degenerazione nei bruti
(Pico della Mirandola).
Il
male è radicato.
Affonda le sue radici sempre più in profondità. Rosica l'anima e la
porta a sempre più grandi efferatezze. La disintossicazione è
sempre più difficile. La persona sembra quasi affetta da una
malattia irreversibile. La buona coscienza è irretita, fiaccata e
zittita a tal punto che tutto quello che nelle parole si condanna lo
si compie in segreto con gran diletto. Il male spegne la scintilla di
bene che ogni uomo ha in sé, nasconde l'immagine di somiglianza a
Dio, rende l'uomo dedito agli istinti più bassi e abbruttisce il suo
cuore e lo rende irriconoscibile, lontano dagli affetti sinceri e
avvolto da tenebre e menzogna.
E
non dimentichiamoci neppure del “nemico della natura umana” (come
lo chiamava S. Ignazio di Lojola). “Il diavolo non va in ferie, non
osserva il riposo domenicale - proprio perché non osserva i
comandamenti! -, non dorme, è attivo ventiquattr'ore su
ventiquattro, è intelligentissimo e ci conosce bene” (tanto per
citare un mio amico parroco nel basso Lazio). Il diavolo esiste! Una
delle sue astuzie è far credere che non esista per poter più
agilmente operare. Se aspettiamo la fine della vita per sapere se
esiste sarà troppo tardi: già saremo suoi! Lavora notte e giorno
per portare l'uomo ad allontanarsi da Dio e rivolgersi a qualche
idolo mondano. La via della perdizione è molto facile da percorrere:
la maggior parte delle persone neanche si accorgono che la stanno
percorrendo! Occorre tener presenti sempre i nostri due principali
nemici: il diavolo e … noi stessi.
E
quando un amico volesse arrischiarsi nel richiamare alla bontà, alla
rettitudine delle intenzioni e alla qualità di una vita propriamente
umana? Viene scacciato, vilipeso, insultato, oltraggiato se non
proprio calunniato. Sì: calunniato! La medaglia si tenta di
rovesciarla: come si può lo si danneggia, lo si scredita … fino a
farlo apparire un mostro traditore, un indegno che non merita altro
che d'essere annientato, allontanato da tutti, fino a quando non
torni sui sui passi.
Vedete
quanto costa l'adesione alla verità?
Lacrime e sangue. Molti per sottrarsi alle conseguenze del dire il
vero (sempre nella carità senza ripicche o secondi fini) fanno finta
di non vedere, di non sapere, di non sentire …
Dinanzi
al male che fare? Il male va denunciato, l'errante va corretto e il
peccato disprezzato. La persona va sempre trattata con rispetto e
carità, ma il male va denunciato ed estirpato, perché non succeda
che si radichi più profondamente e la persona ne resti schiacciata.
Ogni
uomo, anche se piegato dal male, conserva pur sempre un bagliore di
eternità,
l'anelito al meglio, la volontà di rialzarsi. Ma non ne ha la forza!
Da solo resta avvilito e schiacciato dalle nefandezze che ha
combinato. Ci vuole un aiuto esterno: psicologico? Spirituale?
Pedagogico? Familiare? Dipende dai casi; ma a mio modesto parere le
varie risorse che possono aiutarlo vanno intese in una visione
d'insieme. Tutte le varie componenti umane vanno sollecitate a
reagire. Cosa fondamentale è l'affidamento a qualche guida
autorevole, una persona, se specialista o esperta meglio, per
risalire dall'abisso. Bisogna esser consapevoli che si può ricadere
in ogni momento. Occorre anche stare attenti a che la persona
interessata non si scoraggi e non cada in preda alla depressione o a
qualche altra malattia mentale che influenzi tutto il suo essere. La
miglior medicina è la sincerità nei rapporti umani e chiamare le
cose con il loro proprio nome, senza timori o freni per le
conseguenze. Smascherare il male vuol dire reagire e iniziare la
risalita. Chi resta chiuso in se stesso resta nell'abisso. E allora
la persona, sostenuta a livello spirituale, psicologico, affettivo e
culturale (perché il male bisogna anche conoscerlo e interpretarlo)
inizierà un serio cammino di rinnovamento, di conversione e … di
lotta. Proprio di lotta: di questo si tratta.

Una
lotta acerrima che si consuma senza soste
fino al sangue per poi sempre ricominciare, per estirpare il cattivo
germoglio del vizio risorgente. I maestri dello spirito parlavano di
“combattimento spirituale”, perché no!
L'anima
deve rivolgersi al suo Creatore e rivedere il suo stato con un serio
esame di coscienza. Ci vogliono motivazioni forti. Una volta motivati
bisogna che queste certezze permeino la vita e siano attrici di
grandi rivoluzioni nelle scelte concrete. Chi non crede può
ricorrere alla psicologia sola e alle altre componenti prettamente
umane, non importa. Otterrà buoni risultati. Ma noi sappiamo che il
medico delle anime è solo Uno. Tutte le componenti vanno integrate
insieme: l'una non può prescindere dall'altra. Una buona direzione
spirituale deve tener conto anche delle istanze della psicologia
umana, altrimenti non capisce tutto l'uomo, ma solo una parte, anche
se quella più delicata e da curare maggiormente.
Il
tema è molto vasto. Chiedo scusa per la superficialità con la quale
mi ci sono approcciato. I miei sono solo spunti di riflessione che
possono essere utili per riflettere su cose che spesso ignoriamo o
vogliamo allontanare dai nostri pensieri.
Mi
perdoneranno i miei tredici lettori per il tempo che ho fatto perdere
loro. Ma mi riterrò soddisfatto se almeno tre di essi sono giunti
alla fine dell'articolo e non hanno sbadigliato!
Emanuele
Onifade