sabato 7 gennaio 2017

La festa di uno Sconosciuto. Riflessioni e analisi disincantate su fenomeni diffusi

La festa di uno Sconosciuto
Riflessioni e analisi disincantate su fenomeni diffusi

Con la solita fredda abitudine abbiamo assistito a un fenomeno che accade da tempo, mai esorcizzato per finto buonismo o anche per una tacita condiscendenza. A Natale e a Pasqua specialmente si avvistano in chiesa strani generi di cristiani, i così detti “natalini” e “pasqualini”. Si tratta di persone notoriamente allergiche all'odore della cera o al profumo dell'incenso, i quali proprio quando costretti dall'impellente stimolo di una morta tradizione, che nulla dice alla psicologia più profonda, o costretti dalla molestia di un parente, si trovano, loro malgrado, nelle navate di una chiesa, letteralmente “posati” su un banco, spesso con le gambe accavallate o con uno smartphone in mano, assistono a riti vuoti di significato. Assistono al ripetersi di vuote cerimonie senza senso, nell'attesa che tutto finisca il prima possibile. Altri, più educati, vanno in chiesa per ossequio a una tradizione che sa di poesia. La vita è poesia, ma se essa è superficiale ne deriva che superficiali poesiole avranno da essere gli eventi di Natale: la culla col Bambino, Verbo di Dio Incarnato, e le vicissitudini della Santa Famiglia. Poesiole che lasciano il tempo che trovano, data la velocità con la quale passano presto i giorni e i momenti di fine dicembre. Passato il tempo, passata la devozione.

E ... arrivederci a Pasqua, dove molti, più o meno impegnati nelle sacre rappresentazioni e via crucis viventi, si trovano catapultati in eventi di cui non comprendono il significato. Qualcuno che anche lo comprende di fatto lo irride. Molti di quelli che fanno rappresentazioni sceniche di tal genere, stanchi o scettici, dimenticano di fare una buona confessione e di partecipare alla messa di Pasqua, presi come sono dalle crapule che questi giorni si portano appresso.

Mi perdonino i miei tredici lettori, ma vedendo il rinnovarsi di queste malsane abutidini in questi giorni che a molti scivolano addosso come niente fosse, ho sentito il dovere di accendere un campanello d'allarme … per chi sente!

Il Natale è diventato un evento di consumo, di marketing et similia. Si fa festa. Ma perché si fa festa? E soprattutto: per chi si fa festa?

In un mondo dal pensiero liquido e dalla vita fatta di relazioni che rischiano di tendere al liquido o al virtuale si perdono di vista le motivazioni. E se mancano queste non si coglie il senso di quel che si fa. Ha senso festeggiare un evento prescindendo dal protagonista che ne è la causa scatenante ed efficiente? Come si fa a festeggiare il Natale?

Natale vuol dire nascita. La nascita di chi? Non ho mai assistito a un compleanno nel quale si va a casa del festeggiato e lo si ignora. Ma si mangia e si beve in suo nome! Si prendono ferie e si va in vacanza in nome di chi volutamente si lascia da parte. In un altro contesto potremmo dire che gli ospiti sono dei maleducati che andrebbero cacciati via in malo modo. Ma poiché si tratta di contesti smielati tutto accettiamo e tutto, poveri sempre più, giustifichiamo. Apprezzerei di più l'atteggiamento di chi dicesse di essere ateo o indifferente e andasse dal suo datore di lavoro e dire: Io voglio lavorare nei giorni delle festività religiose e fare lo straordinario la domenica: infatti non sono credente. Ma dove il pensiero è liquido e le motivazioni inesistenti o inconsistenti si arriva all'assurdo. Prendiamo motivo dalle feste religiose per fare quel comodo che ci pare. Seppur conveniente alla conta dei fatti questo modo di fare risulta incoerente.

Di tale incoerenza è ammalata la nostra Europa, o quel che ne rimane. Da continente morale di è trasformata in pascolo di banche e avventori. Scorribanda di massoni e volponi più o meno raffinati.

Et lux in tenebris lucet! Ma Natale viene a dirci che la luce (Cristo) splende fra le tenebre e queste non l'hanno vinta (Gv 1,5). Anche il ritmo del mondo sembra dirci lo stesso, con l'alba che disperde le tenebre e il sole che disperde il gelo. Quanto tempo dovrà ancora passare perché quel sole e quella luce che da duemila anni ci illuminano possano finalmente riscaldare il nostro cuore e muovere gli affetti e le intelligenze verso più pieni appagamenti, verso porti più sicuri e rifugi meno incerti?

La luce splende! Possono darsi da fare quanto vogliono i poteri forti per schiacciare quel bambino, per uccidere gli innocenti o per farne tacere gli araldi. Qualsiasi cosa facciano o pensino, perdendo i giorni e le notti per le loro trame nulla possono contro questa luce che si irradia. I ladri e gli assassini della notte possono indaffararsi quanto vogliono per nascondere nel buio e nell'ombra le loro trame: il sole che sorge le rivelerà e saranno sbugiardati. Le macchinazioni vengono alla luce e sono schiacciate dalla forza di quella abbagliante verità.

Le tenebre vorrebbero avvolgere la Chiesa e spesso riescono a coinvolgere nelle loro trame molti uomini di Chiesa, nonostante i costanti avvertimenti di Papa Francesco. In un mondo decadente la Chiesa non può che tendere alla decadenza, vivendo nel mondo, ma non volendo, almeno in teoria, abbracciare lo spirito del mondo. Toccato il fondo vedremo le luci dell'alba, che daranno ancora speranza alla nostra vita e luce alle nostre intelligenze; energie nuove! Di qua e di là danno conforto iniziative e idee nuove, capaci di ignorare le immondizie sparse volutamente in ogni dove, per riprendere la purezza e la incidenza dell'annuncio cristiano. In alto i nostri cuori! Il sole di Cristo illumina, riscalda e … libera! Quella luce è una persona; e parla a me e a te e chiede di essere accolta, per darti la vita eterna e rivelarti te stesso e il tuo destino eterno.

Non vi rivolgo l'augurio pagano di “buon anno”, ma vi auguro di riscoprire il più profondo senso dell'umanità propria di ognuno per essere illuminati, riscaldati e liberati da quella luce non intermittente che da duemila anni ci conforta e ci indica la via, Lui stesso.

1In principio era il Verbo,
il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
2Egli era in principio presso Dio:
3tutto è stato fatto per mezzo di lui,
e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che
esiste.
4In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
5la luce splende nelle tenebre,
ma le tenebre non l'hanno vinta.
6Venne un uomo mandato da Dio
e il suo nome era Giovanni.
7Egli venne come testimone
per rendere testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
8Egli non era la luce,
ma doveva render testimonianza alla luce.
9Veniva nel mondo
la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
10Egli era nel mondo,
e il mondo fu fatto per mezzo di lui,
eppure il mondo non lo riconobbe.
11Venne fra la sua gente,
ma i suoi non l'hanno accolto.
12A quanti però l'hanno accolto,
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
13i quali non da sangue,
né da volere di carne,
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
14E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi vedemmo la sua gloria,
gloria come di unigenito dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
15Giovanni gli rende testimonianza
e grida: «Ecco l'uomo di cui io dissi:
Colui che viene dopo di me
mi è passato avanti,
perché era prima di me».
16Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto
e grazia su grazia.
17Perché la legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
18Dio nessuno l'ha mai visto:
proprio il Figlio unigenito,
che è nel seno del Padre,
lui lo ha rivelato”.