Era da un po' che Pasquino taceva.
Chi è romano lo conosce bene. Chi sa la storia lo
conosce meglio ancora. Una voce che nel corso dei secoli ha fatto
spesso e volentieri compagnia alla polizia pontificia, al popolo e …
al Papa.
Devo dire che ho sorriso qualche giorno fa quando Pasquino
ha scelto metodi più moderni ma ci ha salutato, ci ha detto la sua,
ci ha fatto sentire che ancora vive. Questo compagno di viaggio ci
rassicura circa la sua sopravvivenza e inquieta molti col suo dire.
Eppure non c'è niente di più tradizionalmente romano di questo
chiacchierone. Per secoli ha dato voce a chi voce non aveva ed è
stato spesso usato, col suo fare satirico, come denuncia quieta di
qualcosa che non andava. E dico “quieta” perché tipicamente
romana. A Roma non si fa chiasso, non ci si inquieta, si vive sereni
anche in mezzo alla bufera. Si sa che l'acqua sotto i ponti del
Tevere scorre sempre. Tutto passa. “Nun te preoccupa'”.
“La sua voce è questo
chiacchierone di pietra, sempre lui, Pasquino”, diceva nel film di
Magni, Nell'anno del Signore, il prefetto di Roma che parlava con
Cornacchia durante la sua ronda notturna: “Il popolo sembra che
dorme … ma gli unici che dormono a Roma siamo noi che stiamo sempre
svegli ...”.
Gente che inneggia alla
sacralità del Papa e sui social fa un gran parlare contro
Pasquino. Non sanno la storia, vogliono ancora le parrucche.
Purtroppo noi risentiamo
ancora di quel “pregiudizio”, per così dire, papalino successivo
agli eventi napoleonici prima e risorgimentali poi. La Chiesa
soffriva guai e persecuzioni e il Santo Padre divenne ancora più
santo, sia giustamente nel pensiero del popolo cristiano, sia
realmente, e non si può negare. Ma spesso questa considerazione è
sfociata in un sentimentalismo assai fuori luogo. “Chi tocca il
Papa muore”, urlava in Piazza San Pietro l'Azione Cattolica negli
anni del Concilio. Abbiamo avuto Papi santi e ancora ne avremo. Ma
ridurre sempre tutto a un misticismo fuori luogo e a frasi ad effetto
non serve a gran ché. Da che mondo è mondo e da che la Chiesa è
Chiesa, le scelte di governo, le scelte decisionali del Papa sono
sempre state oggetto di discussione, di confronto, di critica … e
spesso di satira, come oggi. Non gettiamo fango su Pasquino! Gettare
fango su di lui vuol dire coprire di ridicolo noi.
La levata di scudi dei
papalini non ha senso. Qui non viene attaccato il magistero papale,
né tanto meno il Papa come successore dell'apostolo Pietro … si
scherza solamente (satira) sulle scelte di governo del capo-vicario
della Chiesa visibile come organismo di società nel mondo. Io ci
metto la mano sul fuoco e me la brucio: Pasquino parla solo di
questioni temporali e non certo il suo intento era quello di
danneggiare il Vicario di Cristo. L'infallibilità papale (Concilio
Vaticano I), ricordiamolo, non riguarda le scelte di governo del Papa
ma solamente le questioni di fede e di morale insegnate solennemente
con l'autorità che deriva da mandato petrino, esercitato ex
cathedra.
Cum grano salis bisogna ogni tanto ricorrere a quel sano pragmatismo romano ...
Amici
miei, non siamo, vi prego, “più papisti del Papa”! Facciamo
parlare pure Pasquino, facciamoci una risata “alla romana”,
sereni e viviamo serenamente.
“Nun je da'
retta, Roma, Pietro lo sa, soride e te benedice uguale!” ...
per la celebre interpretazione di Pasquino, da parte di Nino Manfredi, cui ho fatto riferimento nell'articolo vedere il link di seguito ...