domenica 5 febbraio 2017

"Vojo canta' così ... fior de limone!" ... Riflessioni e sorrisi sul ritorno di Pasquino





Era da un po' che Pasquino taceva.

Chi è romano lo conosce bene. Chi sa la storia lo conosce meglio ancora. Una voce che nel corso dei secoli ha fatto spesso e volentieri compagnia alla polizia pontificia, al popolo e … al Papa. 

Devo dire che ho sorriso qualche giorno fa quando Pasquino ha scelto metodi più moderni ma ci ha salutato, ci ha detto la sua, ci ha fatto sentire che ancora vive. Questo compagno di viaggio ci rassicura circa la sua sopravvivenza e inquieta molti col suo dire. Eppure non c'è niente di più tradizionalmente romano di questo chiacchierone. Per secoli ha dato voce a chi voce non aveva ed è stato spesso usato, col suo fare satirico, come denuncia quieta di qualcosa che non andava. E dico “quieta” perché tipicamente romana. A Roma non si fa chiasso, non ci si inquieta, si vive sereni anche in mezzo alla bufera. Si sa che l'acqua sotto i ponti del Tevere scorre sempre. Tutto passa. “Nun te preoccupa'”.

“La sua voce è questo chiacchierone di pietra, sempre lui, Pasquino”, diceva nel film di Magni, Nell'anno del Signore, il prefetto di Roma che parlava con Cornacchia durante la sua ronda notturna: “Il popolo sembra che dorme … ma gli unici che dormono a Roma siamo noi che stiamo sempre svegli ...”.

Una levata di scudi, uno straccio di vesti …

Gente che inneggia alla sacralità del Papa e sui social fa un gran parlare contro Pasquino. Non sanno la storia, vogliono ancora le parrucche.

Purtroppo noi risentiamo ancora di quel “pregiudizio”, per così dire, papalino successivo agli eventi napoleonici prima e risorgimentali poi. La Chiesa soffriva guai e persecuzioni e il Santo Padre divenne ancora più santo, sia giustamente nel pensiero del popolo cristiano, sia realmente, e non si può negare. Ma spesso questa considerazione è sfociata in un sentimentalismo assai fuori luogo. “Chi tocca il Papa muore”, urlava in Piazza San Pietro l'Azione Cattolica negli anni del Concilio. Abbiamo avuto Papi santi e ancora ne avremo. Ma ridurre sempre tutto a un misticismo fuori luogo e a frasi ad effetto non serve a gran ché. Da che mondo è mondo e da che la Chiesa è Chiesa, le scelte di governo, le scelte decisionali del Papa sono sempre state oggetto di discussione, di confronto, di critica … e spesso di satira, come oggi. Non gettiamo fango su Pasquino! Gettare fango su di lui vuol dire coprire di ridicolo noi.

La levata di scudi dei papalini non ha senso. Qui non viene attaccato il magistero papale, né tanto meno il Papa come successore dell'apostolo Pietro … si scherza solamente (satira) sulle scelte di governo del capo-vicario della Chiesa visibile come organismo di società nel mondo. Io ci metto la mano sul fuoco e me la brucio: Pasquino parla solo di questioni temporali e non certo il suo intento era quello di danneggiare il Vicario di Cristo. L'infallibilità papale (Concilio Vaticano I), ricordiamolo, non riguarda le scelte di governo del Papa ma solamente le questioni di fede e di morale insegnate solennemente con l'autorità che deriva da mandato petrino, esercitato ex cathedra.

Cum grano salis bisogna ogni tanto ricorrere a quel sano pragmatismo romano ... 

Amici miei, non siamo, vi prego, “più papisti del Papa”! Facciamo parlare pure Pasquino, facciamoci una risata “alla romana”, sereni e viviamo serenamente.


“Nun je da' retta, Roma, Pietro lo sa, soride e te benedice uguale!” ...










per la celebre interpretazione di Pasquino, da parte di Nino Manfredi, cui ho fatto riferimento nell'articolo vedere il link di seguito ... 

Nino Manfredi ... Pasquino

E. O.
5 febbraio 2017
Sant'Agata