giovedì 27 novembre 2014

UROR ET INCENDO: Fiamma e brace ardente ...


UROR ET INCENDO: FIAMMA ARDENTE DEL CUORE, 

STELLA LUMINOSA NEL CIELO DI DIO
La breve intensa giornata sacerdotale di Don Giuseppe Canovai


In Cruce oro et pugno! E' il motto del nostro Servo di Dio.

L'anima di Don Giuseppe Canovai è una scintilla che guizza e corre nell'oggi di Dio, che illumina e contagia quanti hanno avuto la grazia di incontrarlo nei suoi scritti e nella testimonianza luminosa di quanti lo ebbero per padre e maestro, ispiratore e nocchiero verso lidi più puri, verso scelte più forti, verso una vita più santa. Dare a Cristo

Mons. Giuseppe Canovai era nato a Roma il 27 dicembre 1904 e aveva conseguito la maturità classica nel Liceo Visconti. Intraprese gli studi di Filosofia e Teologia alla Pontificia Università Gregoriana contemporaneamente a quelli di Giurisprudenza alla Università della Sapienza 1.


Avrebbe desiderato abbracciare in l'ideale della Compagnia di Gesù ma la vita non glielo permise: alla morte del padre dovette sovvenire alle necessità della famigliola, essendo la mamma ammalata ed egli figlio unico. E, quando si trattò di scegliere di concretizzare quella vocazione avvertita e verificata, il suo Padre spirituale, il P. Enrico Rosa (gesuita) lo indirizzò verso il Sacerdozio diocesano. Don Giuseppe manterrà l'impronta religiosa (in particolare quella gesuitica) per tutta la vita: attingerà dalla spiritualità ignaziana in ogni momento. Fu alunno dell'Almo Collegio Capranica, godendo la stima dei Superiori, e sempre alla Gregoriana conseguì la laurea dottorale in Diritto canonico. Divenuto Sacerdote gli venne assegnata la cura degli universitari (Assistente diocesano della FUCI). Avrebbe voluto continuare la vita di apostolato a servizio dei giovani e nella direzione spirituale, ma venne chiamato, per meriti (non avendo frequentato l'Accademia ecclesiastica), alla carriera diplomatica. E arrivò alla Congregazione per i Seminari prima e in Segreteria di Stato poi. Possiamo compendiare in un trittico la sua sintesi del Sacerdozio cattolico: Sacerdozio, Messa e Breviario. Con queste parole ne appare chiara l'essenza e l'altissima vocazione: l'integrale conformazione a Cristo 2.

Fu l'ispiratore di un movimento laicale, l'Opera Regina Crucis, fondata a Tivoli nel 1936 dalla Signorina Tommasina Alfieri, sua figlia spirituale (movimento che nel corso del tempo ha mutato il suo nome in Opera Familia Christi). Avrebbe desiderato seguire lo sviluppo di questa famiglia di anime, congregata dall'amore di Cristo, ma venne chiamato ad un ulteriore incarico di responsabilità: Uditore di Nunziatura a Buenos Aires3. All'attività diplomatica univa una fervente vita apostolica (conferenze, ritiri, esercizi spirituali, direzione spirituale di giovani, seminaristi e preti … fu un autentico missionario, tanto da essere venerato e acclamato santo da quel popolo lontano che lo adottò come suo apostolo). Amante di Cristo e servitore instancabile della Chiesa, si offrì vittima per impedire l'approvazione di leggi ingiuste. Estenuato e provato da una irreversibile peritonite concluse in poco tempo la sua già breve giornata terrena. Si addormentò nel Signore, fra spasimi incredibili, l'11 novembre 1942, dopo appena undici anni di Sacerdozio. Fu allora che si scoprirono sul suo corpo i segni di una acerbissima vita di penitenza, segno impresso nella carne per l'amore infiammante e consumante per l'Amato divino.

Il motto programmatico di Don Giuseppe, verso la fine della vita, si sviluppa ulteriormente in alto, sempre più attratto dalla fiamma di Dio che riscalda e consuma: Uror et incendo. Alla sera della sua vita, alba di eternità, quest'anima eletta non è più un lumicino, un barlume sconosciuto o anonimo ai più: vive, incendiata, di paradiso, di sublimi altezze, di vette raggiunte e di mani tese a chi ancora tentenna, lotta e soffre sballottato fra i marosi dell'esistenza quotidiana, segnata da peccato e redenzione. A tutti adesso propone quella luce, a tutti una parola: “Vivi e muori infiammata dell'amore di Dio!”. È una scintilla formidabile, che tutto ciò che tocca infiamma, trasfigura e traghetta oltre il limite, incendia, incandescente ogni tratto della persona e la fa lampada che si consuma davanti a Dio sacramentato … La lampada si consuma: tale è stata l'esperienza di Don Canovai, consumato interamente da una malattia irreversibile, della quale mai aveva parlato ad alcuno, scoperta ormai troppo tardi (sul letto di morte), eletta come ulteriore gradino da ascendere, ulteriore strumento per consumarsi totalmente in Dio, vittima di espiazione e d'amore, ad imitazione del Cristo crocifisso4. La scintilla adesso è brace ardente, che tutto accende: brucia di desiderio, si consuma nell'attesa dell'unione intima e definitiva con l'amato Signore, unico amore di quella radiosa e catalizzante esistenza. Arde fulmineo, anela incessantemente a Lui, freme, non sopporta l'attesa, s'illumina, riscalda, si consuma, brucia …. è ormai incandescente: Uror et incendo! È pronto a incontrare lo Sposo. Un unico rimpianto, tenero e cordiale: in Paradiso non potrà più celebrare la sua Messa: “In Cielo non vi sarà rimpianto di terra... eppure quando... sarò nel fulgore della tua gloria... non ti potrò palpare con le mie mani, non ti potrò sollevare in alto tra cielo e terra, non ti potrò ridonare alle anime, non ti potrò nascondere, carne viva e vivificante di Dio, nel mio cuore e avrò... nostalgia dell’Altare... So che è assurdo, perché Tu sarai tutto in tutti... che mi perderò faccia a faccia in Te... ma il mio Paradiso è il tuo altare, mensa dei tuoi amici, contemplazione della tua Presenza, donazione della tua vita, effusione del tuo spirito, glorificazione del tuo Padre, convegno dei tuoi angeli, gaudio dei tuoi figli, gioia dei tuoi giusti, pace dei tuoi servi. Quando invoco l’Angelo misterioso del Sacrificio, mi sembra che la mia offerta penetri nel mistero del Padre; quando incrocio l’Ostia sul Calice, mi sembra che il mio gesto sacerdotale sia fuso alla vita della Trinità tutta santa e questa risplenda nel candore dell’Ostia; quando lascio cadere nel Calice il frammento dell’Ostia, mi sembra che l’Onnipotenza di Dio risuscitante il suo Cristo palpiti nel fremito delle mie mani! (Diario manoscritto, 10 ottobre 1939)5.

Gli piaceva pensarsi sotto la croce, accanto a Maria come il discepolo prediletto, ad intercedere dal Figlio di Dio la linfa per sopravvivere in questo esilio e la luce per comprendere le grandi scelte che ogni giorno ci attendono6.

Un'anima grande, sempre rapita e assorta nel mistero di Dio. Ma non un serioso osservatore del mondo dal tono distaccato e sprezzante. Si impegnava generosamente ogni giorno con la sua preghiera e il suo apostolato per l'avvento concreto del Regno di Dio nelle anime, novella incarnazione di Dio nella storia, in quella personale come in quella universale.

Mi ha commosso soprattutto - aveva appuntato nel 1941 - la ricerca di Dio nella più umile delle preghiere, la preghiera vocale… il Rosario, i Pater, le Ave, ripetute qua e là durante la nostra giornata, le giaculatorie dette quasi a mezza bocca quando l’anima è stanca e affaticata, laVia Crucis, le formule delle preghiere preferite che si pronunziano quasi solo accennando le sillabe tanto sono note, le litanie della Vergine, le litanie dei Santi, i salmi della penitenza e della gioia, tutte parole sante con cui si chiede Dio, con cui si implora la sua vasta discesa nel nostro spirito, in cui l’anima si apre per essere invasa, si umilia, si atterra avanti a Dio per essere raccolta dalla sua misericordia. Piccole e umili preghiere delle nostre labbra stanche! […] Quando mancheranno le forze per ornare la casa interiore dell’anima e tutto sarà consumato, quando le labbra morenti appena potranno muoversi, voi umili sorelle minori della mia meditazione segreta, voi fiorirete ancora sulle mie labbra spente a cercare la misericordia di Gesù e la dolcezza di Maria”.

Anima ostia, vittima con Cristo nel martirio quotidiano: “Intendo offrire intero tutto me stesso, vorrei interamente offrirmi a Lui nei triplici voti della vita religiosa, ma questo non mi è concesso; mi è concesso però di unire al voto di verginità una offerta più ampia, di rinunziare cioè fin da ora a qualunque godimento terreno e al desiderio di averlo, intendo cioè fin d’ora di rinunciare ai miei beni e, se non potrò rinunziarvi interamente, vivere distaccato da essi, come se non li possedessi; voto di ubbidienza a quanto il mio P. Spirituale e i superiori della Chiesa mi comanderanno e in ogni modo di rafforzare lo spirito di ubbidienza per essere pronto di rinunziare appena potrò alla mia volontà. Ecco l’offerta che oggi presento al mio dolce Redentore e, perché a Lui è più cara, la presento sotto il voto di verginità come aspirazione e caparra di purezza e di verginità che sono le virtù che Egli vuole nei suoi eletti perché così sono più simili alle creature del cielo, agli angeli suoi» (Diario, 21 giugno 1924).
La stella luminosa accesa dal Servo di Dio nella divina costellazione non verrà mai meno, come pure quelle sempre nuove apostoliche conquiste per le quali consacrò la sua vita e la sua morte. Le sue altissime aspirazioni e i suoi alti ideali, unite ai suoi esempi di vita cristiana e sacerdotale, continuano a vivere ancora oggi nella vita e nelle attività della Congregazione della Familia Christi, ultimo frutto germinato dal cuore di Don Giuseppe, promanante da un suo ardentissimo desiderio. Del numero di quei chierici desiderava essere il primo. I membri della Congregazione intendono far rivivere l'esempio e l'ampiezza del cuore del loro fondatore nei palpiti di un cuore la cui vita di consacra a Dio “offrendo se stessi al Padre per mezzo di Cristo per la salvezza del mondo”, per tutto instaurare in Cristo portando a lui, innalzata, un'umanità redenta dal Sangue del Figlio di Dio. Essi si propongono di favorire quei fini che sono propri della Familia Christi, movimento nel quale essa nasce e per la quale si sviluppa, favorendo la crescita umana e spirituale dei suoi membri: giovani universitari, uomini e donne impegnati nel mondo del lavoro, intellettuali e liberi professionisti … le stesse categorie che furono oggetto della cura e dell'attenzione del loro fondatore, stella luminosa che risplende ormai nell'eterno giorno di Dio.

Il Processo per la Beatificazione del Servo di Dio, la cui causa prosegue presso gli uffici competenti della Congregazione per le Causa dei Santi, ha favorito la rinnovata pubblicazione dei suoi Scritti. È in corso la pubblicazione integrale del Diario manoscritto (redatto ininterrottamente dall'età di sedici anni fino alla morte) a cura di Mons. Florian Kolfhaus.


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1Cfr. In cruce oro et pugno. Dagli Scritti di Mons. Giuseppe Canovai, Tommasina Alfieri (ed.) p. 5 e ss.
2Cfr. Sacerdozio, Messa, Breviario, Opera Familia Christi (ed.), Edizioni Centena Roma 1962.
3Cfr. Suscipe Domine. Biografia e Diario di Mons. Giuseppe Canovai, Domenico Mondrone, s.j., Edizioni “La Civiltà Cattolica”, Roma 1949.
4Cfr. Don Giuseppe Canovai nei suoi scritti, Mons. Giacomo Loreti (ed.), Edizioni Centena, Roma 1963.
5Cfr. Don Giuseppe Canovai nei suoi scritti, op. cit.

6Cfr. L'avventura della santità sacerdotale. La vita del Servo di Dio Mons. Giuseppe Canovai, Casa Mariana Editrice, Frigento 2014.

mercoledì 29 ottobre 2014

IL TRIONFO DELLA SACRA IGNORANZA: Lo scioglimento della Diocesi di Montecassino

Pubblichiamo volentieri un articolo di Antonio Sardi sui recenti avvenimenti inerenti lo scioglimento della Abbazia Territoriale di Montecassino 


IL TRIONFO DELLA SACRA IGNORANZA
Lo scioglimento della Diocesi di Montecassino

Visione d'insieme del complesso abbaziale
La battaglia ideologica del clero progressista, avverso a tutto ciò che vi dovesse essere di tradizionale, storico, vetusto, glorioso, degno di nota e di prestigio lungo i secoli, ha trovato oggi una ulteriore vittoria da aggiungere alle molteplici degli ultimi decenni, affermazione di potenza la loro e confusione dei semplici e smarrimento per i buoni.

Lo scioglimento della antica e veneranda Diocesi di Montecassino, ecco ciò che è avvenuto oggi per intervento diretto di Papa Francesco I.

Il progetto portato avanti da alcune frange della Curia romana, mirante all'insensato e antistorico accorpamento delle abbazie territoriali alle diocesi circonvicine, ha un altro titolo da aggiungere a quelli già presenti nel loro libro di sventure e di inganni, perpetrati a danno di chi è stato fedele sempre, anche se abbandonato, derelitto, associato ai meschini e portato in pubblica piazza come scellerato, degno solo della gogna mediatica e del disprezzo degli intellettuali benpensanti.

“Terra Sancti Benedicti”

Il coro monastico
Con questo nome viene chiamata la Diocesi di Montecassino, Chiesa particolare di origini post romane, raccolta nel seno di San Benedetto. Il Patriarca dell'Occidente venne chiamato dagli abitanti di “Casinum” (odierna Cassino) a guidarli nella via della fede come Abate (Abbas) e Vescovo (Episcopus). Un rapporto di amore, di custodia, di cultura, di determinazione, che fin da subito portò alla piena identificazione di quei popoli e territori, perle preziose che fanno da corona alla Cattedra abbaziale, con la Chiesa Madre e la figura di San Benedetto.

Interno della Basilica
Da oggi la Terra di San Benedetto ha perso il padre, collante di generazioni e generazioni che nel corso dei secoli hanno guardato al Santo Monte in cerca di custodia, di crescita nella fede e benessere materiale. Tutto lo sviluppo della zona è dovuto alla presenza di quel Cenobio (e non certo il contrario!). Slegare il capo dalle membra non porta da nessuna parte; allontanare la Terra di San Benedetto dal suo Padre e Pastore è non conoscere la storia, non comprendere nulla che non sia ideologia, prepotenza e prevaricazione. Ancora una volta chi ci guarda da oltre il Tevere ha preso decisioni insensate e ingiustificabili a danno della terra che dovrebbe tutelare come la perla preziosa, sede della sua metropolìa, ma che disprezza trattando la nostra gente come carne da macello, numeri e non persone, teste e non anime da guidare e condurre ai pascoli ubertosi della eterna salvezza. Non si ricordano, i nostri capi, che quello che guidava Gesù Cristo duemila anni fa era soltanto uno sparuto gruppo di fedeli (apostoli, discepoli e donne) che nulla avevano da invidiare a un piccolo gruppo di cristiani perseguitati in Medio Oriente. Eppure quel gruppetto della prima ora Cristo non l'ha disprezzato, ma lo ha affidato alla cura di Pietro e dei suoi successori, che con l'insegnamento e il martirio hanno imporporato quella terra che dall'impero ereditava gloriose memorie ormai redente. 
Altare maggiore
Ultimamente Pietro questo se l'è dimenticato (dalla fine degli anni Settanta ad adesso): accorpamenti, spartizioni, soppressioni, smembramenti di ogni sorta … tutto a danno del Lazio e dell'Italia e la storia gloriosa che queste Chiese particolari, antichissime e ricche di fede hanno costruito per la propagazione del Regno di Cristo e il prestigio e l'affermazione sempre più grande della Sede di Pietro.

Il Beato Paolo VI durante la riconsacrazione della Basilica
Quello che vediamo oggi è la fine e il sotterramento di tutto questo. Cattedrali senza storia, popoli senza cultura di se stessi, clero sbandato, fedeli esposti alla mercè di mercenari, dottrina prostituita a beneficio della prassi …. ecco l'eredità della Chiesa postmoderna, che ha preteso di lasciare da parte come d'intralcio tutto quello che nei secoli ha fatto la sua fede e ha illustrato la sua dottrina. Chi disprezza la storia disprezza l'opera provvidente di Dio nell'economia della salvezza, economia che non sorge dal nulla ma trae alimento e vigore dal tesoro dello scriba evangelico: cose nuove e cose antiche.

A nulla è servito l'intervento in extremis del Papa emerito, che da Benedetto aveva preso il nome e da Montecassino l'eredità spirituale.

La nostra piena solidarietà va a Dom Pietro Vittorelli, ultimo abate ordinario, che, ammalato e paralizzato, si trova confinato fuori Diocesi.

Con questa decisione l'opera unificatrice dei benedettini per l'Europa cristiana va a farsi benedire, la cultura classica e cristiana che i monasteri hanno custodito, profuso e tramandato è cancellata con un colpo di spugna … Benedetto è cacciato dalla sua terra e si trova confinato sul monte a guardare inerme la distruzione di tutto quello che hanno edificato, tutto quello per cui hanno lottato e sofferto, insieme, vescovo e popolo, monaci e cittadini. Tutto è distrutto e lasciato all'oblio. Stavolta senza misericordia ...

La "Loggia del Paradiso"
Dalla Loggia del Paradiso della Basilica abbaziale il nuovo Benedetto guarderà la Valle ben sapendo che è parte del suo cuore, terra di sollecitudine del Pastore, ma la vedrà come strappata dalle sue fibre con forza, dalla volontà cattiva e ideologica di chi era stato chiamato a custodire e tramandare, ma alla fine ha abbandonato e sciupato.

E fu così che quelle 79 parrocchie, quei 73 sacerdoti, quegli 80 mila abitanti finirono nel nulla, lasciati al buon cuore del Vescovo di Sora, Aquino e Pontecorvo, che avrà la carità di visitarli e garantire, col clero, le mansioni pastorali. Da tutto a niente: l'apoteosi e la caduta di una potenza.

Immagine d'epoca: Montecassino distrutta
Quando San Francesco fondò il suo ordine minore lo potè fare grazie alle elargizioni e il sostegno dei monaci benedettini (ad esempio con la Porziuncola e San Damiano).

Il motto dell'Abbazia è “Succisa virescit” (“Anche se fiaccata rinasce più forte”) dopo le varie distruzioni e riedificazioni di quasi duemila anni ha perso verità: Francesco ha ucciso Benedetto.

Antonio Sardi





lunedì 20 ottobre 2014

E la Mezza luna divenne scimitarra ...

Quanta mala patimur ---

Il mio ultimo articolo per il nostro giornale online, Athenaeum, si occupa di un problema attualissimo e forse sottovalutato: la situazione dei cristiani perseguitati in Iraq. Con toni e accenti forti ho cercato di proporre una riflessione che se da un lato suscita una sana preoccupazione, dall'altro sprona tutti alla vigilanza e a quella che possiamo definire come una giusta integrazione nel pieno rispetto della nostra e altrui cultura, non nascondendo le differenze esistenti fra l'una e l'altra, ma tuttavia tenendo ben presente che dalla conservazione della propria identità culturale occidentale e, quindi, cristiana, dipende la sopravvivenza stessa dell'Europa ... 


martedì 5 agosto 2014

I "Giorni della Madonna d'Agosto" ... Ad agosto anche di notte splende il sole!

Momento dell'esposizione
Carissimi amici, concittadini!

Abbiamo vissuto anche quest'anno la bella esperienza della Notte Bianca il
2 agosto scorso, evento che ha portato in città tanti turisti dalle Province e anche da più lontano ...

Ma il mese di agosto non è solo questo!

Siamo ne "I giorni della Madonna d'Agosto" ...



A molti questo dato non dice niente, ad altri qualcosa, ad altri ancora (a noi) dice una parola: Mamma!

E' il mese della Madre, una Madre tutta particolare: la Madonna d'Agosto, Principalissima Protettrice della città di Priverno, della diocesi e della Valle dell'Amaseno.

E' il mese del sole: la luce che irradia su questi giorni di grazia la benevolenza della Madre di Cristo! Un sole rovente che infiamma le anime e accende i cuori.

Sul Corso ... i Carabinieri a cavallo!
Un mese che ci parla di un rapporto tenerissimo e speciale, ci parla di amore, della nostra lunga storia di fede; ci parla della protezione di Maria SSma verso i suoi figli che la invocano con questo dolce titolo. 
Ci parla di secoli devoti, di volti, di anime, dei nostri avi ... e perchè no, anche dei nostri posteri. Ci interroga, la Mamma, sul futuro e su come noi lo prepariamo col presente, fin da adesso. Che cosa lasceremo ai nostri figli? Una vuota tradizione? Un inutile grido senza cuore? Mai non sia!! Rinnoviamo la nostra fede e rinsaldiamo il legame con Dio e fra di noi. Sinceramente!

Rientro della Processione
nell'Anno Centenario
Ancora una volta il mese di agosto ci richiama alla nostra storia, ci sprona al rinvigorimento delle nostre radici cristiane e culturali, radici dalle quali attingere nuova linfa, antica e sempre nuova. Momenti di fede e stupore, di tradizioni lungimiranti, che travalicano i secoli e uniscono le generazioni di ieri con quelle di oggi e quelle che verranno domani. Tutte le portano davanti a un altare, al suono festoso delle campane, alla melodia dell'organo, al canto devoto e alla preghiera sincera. L'anno prossimo rivivremo di nuovo l'esperienza dei nostri padri, lo stupore della meraviglia rinnovata del ritrovamento della Venerata Icona della Madonna d'Agosto e la solenne processione con il tradizionale baroccio trainato dai nostri bianchi buoi …

***

La Processione
 nell'Anno Centenario
Domenica mattina (3 agosto), con la Messa capitolare delle 11,30 sono iniziati i festeggiamenti. Appena prima della Messa si è esposta solennemente l'icona della nostra Mamma celeste. Da domenica sera è il

Si stanno svolgendo gli “incontri di zona”: ieri sera nel Santuario di Mezzagosto, stasera ai Pignatari, domani a S. Lorenzo …

Rientro di una processione
d'inizio XX secolo
Il giorno 14 avremo la Messa capitolare alle 20,30 e a seguire la Processione, animata dalla Banda cittadina (diretta dal M. Ildo Masi) e al termine della quale vi sarà lo spettacolo pirotecnico (da parte della Ditta “La Girandola” del Sig. Ulderico Brusca).

Interno barocco
della Basilica Cattedrale
Il giorno 15 alle 11,30 avremo fra noi il nuovo Vescovo della nostra diocesi, S. E. Mons. Mariano Crociata, che celebrerà la S. Messa pontificale, concelebrata dal clero della città e della diocesi.

La sera ci sarà la solita festa tradizionale, allietata da un complesso musicale. Verrà “tirata” la tombola al termine della serata. Il giorno seguente celebreremo San Rocco nella Chiesa collegiata …
Don Angelo Masi presiede
la Processione penitenziale


Un mese impegnativo, ma bello, interessante e carico di significato per chi tenta di accompagnare ai gesti che pone l'adesione sincera del cuore. Molti nostri concittadini lontani faranno ritorno in patria (americani, francesi, tedeschi ... ma anche privernesi trasferitisi in altri posti d'Italia) per unirsi a noi nella lode comune, nell'affetto immutato, nella fede millenaria!

privernensis!!

Immagini proprie e altre tratte dal gruppo fb "Tradizioni a Priverno"

mercoledì 25 giugno 2014

LE APPARIZIONI DI FATIMA: SUGGESTIONI E RIFLESSIONI
Cosa possono dirci ancora oggi gli eventi di cento anni fa

Siamo nel mese di maggio, mese che tradizionalmente è dedicato alla devozione mariana. Fra tutti i giorni di maggio ne emergono alcuni, che con particolari accenti, ci ricordano alcuni titoli e alcuni misteri legati alla Beata Vergine Maria. Se scorriamo il calendario ne troviamo subito alcuni, quali: la festa della Madonna invocata con il titolo del Rosario di Pompei, di Fatima … e infine della Visitazione della B. Vergine a S. Elisabetta.

Da una festa, quella delle apparizioni di Fatima, vorrei partire per una riflessione che a molti può risultare utile, mentre ad altri potrebbe parere noiosa o proprio insignificante. Ma confido sempre nella bontà dei miei tredici lettori, che con me usano molta pazienza e non chiudono la pagina del nostro sito quando leggono il mio nome o gli argomenti che tratto. Con voi, amici miei, parlo spesso dei temi più disparati. Dalla cultura in generale, alla letteratura in particolare, dalla storia alla sociologia e oggi … della religione.

Cosa accadde a Fatima; e cosa dicono queste apparizioni a tutti noi, a distanza di quasi un secolo?


LE APPARIZIONI DI FATIMA

Il 13 maggio del 1917 a Fatima (in Portogallo) la Madonna apparve a tre fanciulli: Lucia Dos Santos e Francesco e Giacinta Marto. Gli incontri tra la Madre celeste e questi tre pastorelli si protrassero fino al 13 ottobre. Oltre allo stupore che tali eventi prodigiosi suscitarono (e suscitano ancora adesso) rimase qualcosa di più: l'incremento della devozione, della mortificazione e della penitenza; l'aumento della preghiera del cuore; la conversione di molti peccatori e un sentimento di religiosità popolare di notevole entità. Ma non solo questo. La Vergine lasciò tre messaggi (o Segreti). Recentemente è stato rivelato anche il terzo, con le più diverse interpretazioni.

STORIA DEI SEGRETI DI FATIMA

La storia dei Segreti di Fatima inizia quando i tre bambini incontrarono per la terza volta la Madonna. Per un certo periodo i segreti rimasero noti solo a loro. Ma nel 1919 morì Francesco, seguito da sua sorella Giacinta l'anno dopo, a causa della febbre malarica detta “spagnola”, cosicché Lucia divenne l'unica testimone vivente dei tre segreti. Nel 1941, a ventiquattro anni dalle apparizioni, Suor Lucia, su invito del Vescovo, Mons. Josè Alves Correia de Silva, scrisse un riassunto delle apparizioni. Lucia spiegò che l'unico segreto, rivelato a lei il 13 luglio 1917, era in realtà diviso in tre parti, di cui però, la terza non poteva essere ancora svelata. Di conseguenza Lucia diede al Vescovo solo le prime due parti del segreto, che furono rese pubbliche da Pio XII nel 1942, in occasione della Consacrazione del mondo al Cuore immacolato di Maria. La terza parte del segreto venne poi scritta da Suor Lucia il 3 gennaio 1944, per poi essere affidata al Vescovo di Leiria, che la consegnò a Pio XII. Il terzo segreto, su indicazione di Suor Lucia, avrebbe dovuto essere rivelato dopo il 1960, ma Giovanni XXIII e i suoi Successori ritennero opportuno non rivelarlo. Fu il Papa S. Giovanni Paolo II che il 13 maggio del 2000, in occasione della beatificazione di Giacinta e Francesco, decise di divulgarlo.

I TRE SEGRETI

Come già detto, i tre Segreti sarebbero un unico messaggio, diviso in tre parti.
Riguardo al primo segreto, Suor Lucia racconta che la Madonna mostrò ai tre pastorelli: “...un grande mare di fuoco, che sembrava stare sotto terra. Immersi in quel fuoco, i demoni le anime, come se fossero braci trasparenti e nere o bronzee, con forma umana che fluttuavano nell'incendio [...]. I demoni si riconoscevano dalle forme orribili e ributtanti di animali spaventosi e sconosciuti, ma trasparenti e neri. Questa visione durò un momento. E grazie alla nostra buona Madre del Cielo, che prima ci aveva prevenuti con la promessa di portarci in Cielo (nella prima apparizione), altrimenti credo che saremmo morti di spavento e di terrore”.


In pratica, la prima parte del Segreto, parlava della visione dell'inferno. Suor Lucia, racconta appunto di "un grande mare di fuoco, con demoni e anime".

La seconda parte è una sorta di continuazione del precedente. Fu la Madonna a parlare durante la seconda parte:

Avete visto l'inferno dove cadono le anime dei poveri peccatori. Per salvarle Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al Mio Cuore Immacolato. Se faranno quel che vi dirò, molte anime si salveranno e avranno pace. La guerra sta per finire; ma se non smetteranno di offendere Dio, durante il Pontificato di Pio XI ne comincerà un'altra ancora peggiore. Quando vedrete una notte illuminata da una luce sconosciuta, sappiate che è il grande segno che Dio vi dà che sta per castigare il mondo per i suoi crimini, per mezzo della guerra, della fame e delle persecuzioni alla Chiesa e al Santo Padre. Per impedirla, verrò a chiedere la Consacrazione della Russia al Mio Cuore Immacolato e la Comunione riparatrice nei primi sabati. Se accetteranno le Mie richieste, la Russia si convertirà e avranno pace; se no, spargerà i suoi errori per il mondo, promuovendo guerre e persecuzioni alla Chiesa. I buoni saranno martirizzati, il Santo Padre avrà molto da soffrire, varie nazioni saranno distrutte. Finalmente, il Mio Cuore Immacolato trionferà. Il Santo Padre Mi consacrerà la Russia, che si convertirà, e sarà concesso al mondo un periodo di pace”.


Nella seconda parte, la Madonna, non solo avvisa dell'inizio di "una guerra ancora peggiore di quella in corso", ma parla della Consacrazione della Russia al Suo Cuore Immacolato. Inoltre dice che Dio manderà un "grande segno", cioè una notte illuminata da una luce sconosciuta. Suor Lucia disse di riconoscere il "gran segno" nella straordinaria aurora boreale che illuminò il cielo nella notte fra il 25 e il 26 gennaio del 1938 (dalle 20:45 all'1:15, con brevi intervalli).
Suor Lucia identifica il secondo conflitto mondiale con quello previsto dalla visione, descrivendolo come lo scoppio di una guerra atea, contro la fede, contro Dio, contro il popolo di Dio. Una guerra che voleva sterminare il giudaismo.


La Consacrazione della Russia, invece, viene pensata come la Consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria che il Papa Giovanni Paolo II fece a Roma il 25 marzo 1984, quaranta due anni dopo che il secondo segreto fu annunciato. Ma su questo tema torneremo più oltre.

Il terzo segreto venne scritto a parte da Suor Lucia, nella lettera consegnata nel 1944 al Vescovo di Leiria:

Dopo le due parti che già ho esposto, abbiamo visto al lato sinistro di Nostra Signora un poco più in alto un Angelo con una spada di fuoco nella mano sinistra; scintillando emetteva fiamme che sembrava dovessero incendiare il mondo; ma si spegnevano al contatto dello splendore che Nostra Signora emanava dalla sua mano destra verso di lui: l'Angelo indicando la terra con la mano destra, con voce forte disse: Penitenza, Penitenza, Penitenza! E vedemmo in una luce immensa che è Dio: "qualcosa di simile a come si vedono le persone in uno specchio quando vi passano davanti" un Vescovo vestito di Bianco "abbiamo avuto il presentimento che fosse il Santo Padre". Vari altri Vescovi, Sacerdoti, religiosi e religiose salire una montagna ripida, in cima alla quale c'era una grande Croce di tronchi grezzi come se fosse di sughero con la corteccia; il Santo Padre, prima di arrivarvi, attraversò una grande città mezza in rovina e mezzo tremulo con passo vacillante, afflitto di dolore e di pena, pregava per le anime dei cadaveri che incontrava nel suo cammino; giunto alla cima del monte, prostrato in ginocchio ai piedi della grande Croce venne ucciso da un gruppo di soldati che gli spararono vari colpi di arma da fuoco e frecce, e allo stesso modo morirono gli uni dopo gli altri i Vescovi, Sacerdoti, religiosi e religiose e varie persone secolari, uomini e donne di varie classi e posizioni. Sotto i due bracci della Croce c'erano due Angeli ognuno con un innaffiatoio di cristallo nella mano, nei quali raccoglievano il sangue dei Martiri e con esso irrigavano le anime che si avvicinavano a Dio”.


Fino al 2000, anno in cui la Chiesa cattolica lo rese pubblico per volontà di Papa Giovanni Paolo II, solo il Card. Josef Ratzinger aveva mostrato di conoscere il Segreto oltre al Papa e Suor Lucia, dichiarando nel 1996 ad una radio portoghese che non c'era nulla di preoccupante nel segreto, e che rimaneva tale per evitare di confondere la profezia religiosa con il sensazionalismo.
Il Papa aveva una speciale devozione nei confronti della Madonna di Fatima. Egli in particolare riteneva che la Madonna stessa fosse intervenuta per fermare il proiettile durante l'attentato di cui era stato vittima, nel 1981, impedendo che raggiungesse direttamente il cuore, uccidendolo.
Il terzo segreto è stato perciò interpretato, alla luce di questi eventi, come riguardante principalmente la persecuzione dei cristiani fino al tentativo di uccisione di un «...vescovo vestito di bianco» che i veggenti di Fatima ebbero «...il presentimento fosse il Santo Padre».

L'ultima parte del terzo Segreto è stata resa pubblica sotto il Pontificato di Benedetto XVI qualche anno fa.

Ma siamo sicuri che sia tutto qui?

UN VESCOVO VESTITO DI BIANCO

I pastorelli ebbero il presentimento che si trattasse del Santo Padre. Un presentimento non è una certezza. È un vedere in ombra; e di notte, senza luce, chi non vede bene non è per nulla sicuro di quel che vede! Alla luce dei recenti eventi che hanno visto l'abdicazione del Papa emerito Benedetto XVI e il suo ritirarsi a vita privata come Vescovo emerito di Roma le parole del Messaggio di Fatima mi fanno riflettere in maniera diversa su quanto fino a ieri interpretavamo in un certo senso. Ma allora: Chi è questo Vescovo vestito di bianco di cui si parla a Fatima?

Avanza fra le macerie della Chiesa e, giunto sul monte, viene colpito a morte”.
Quante macerie morali vediamo intorno a noi! Quanto male talvolta si ravvisa dentro e fuori la Chiesa di Cristo! Qual è l'avvertimento che la Madonna ci consegna? Lo prendo dalla bocca dell'angelo: “Penitenza, penitenza, penitenza!”. È il costante appello alla conversione. Ce lo hanno ripetuto senza sosta sia Benedetto XVI che Francesco I, fin dall'inizio del suo Pontificato: Conversione e rinnovamento!

Le parole della Madonna vanno prese sul serio. Le conseguenze nefaste che hanno segnato la storia dell'umanità proprio per non aver dato ascolto al messaggio di Fatima parlano da sole. Sono queste la prova provata che col cielo non si scherza. E sulla questione del Vescovo vestito di bianco non mi sento di aggiungere altro. Dio ci aiuti!

COSA E' ACCADUTO?

L'appello della Madonna alla conversione non venne accolto. Alla Prima Guerra Mondiale fece seguito la Seconda, con le conseguenze che tutti conosciamo. La Madonna aveva chiesto la Consacrazione della Russia. Non venne effettuata per questioni diplomatiche (come se al Cielo importasse della diplomazia dei corrotti regni umani!). A questa carenza pose rimedio Giovanni Paolo II, consacrando tutto il mondo al Cuore Immacolato di Maria. Ma la Vergine aveva chiesto una Consacrazione solenne, da parte dei Vescovi di tutto il mondo! La formula era molto bella, ma volutamente vaga (sempre per le solite questioni diplomatiche).

Suor Lucia ha rivelato che la Madonna ha accettato questa Consacrazione, anche se non era esattamente quello che voleva. Il Padre celeste si era accontentato. Ma non sarebbe opportuno rinnovare tale atto di affidamento solenne nelle modalità che la Vergine desiderava? Molti si aspettavano questo il giorno della Visita della statua della Madonna pellegrina di Fatima a San Pietro in Vaticano a ottobre scorso. Ma questo non è accaduto.

Del resto la Mamma si accontenta sempre anche delle cose più semplici che i suoi figlioletti le presentano per omaggiarla. Quando un bambino dal prato coglie qualche fiore striminzito e qualche filo d'erba e corre a presentarlo alla mamma, questa gli sorride lo stesso, lo abbraccia tenera e accoglie il gesto al di là del dono presentato, apprezzandone l'intenzione.


ESEMPI STORICI

Molte volte Dio ha espresso i suoi voleri divini agli uomini. I suoi desideri, se posti in atto dagli uomini, avrebbero dato un altro corso alla storia dell'umanità. Pensiamo al fatto che Dio fece chiedere al “Re Sole” (1638-1715), Luigi XIV di Borbone, la Consacrazione della Francia al Sacro Cuore di Gesù, rivelando anche le sventure che sarebbe succedute alla mancata realizzazione di questa sua espressa volontà. Il re ignorò le istanze celesti. Mezzo secolo dopo, volendo correre ai ripari, un suo successore, Luigi XVI, “Re cattolico”, decise di realizzare quella divina volontà, ma fu troppo tardi. Il regno capitolò sotto il peso della Massoneria illuminista e della Rivoluzione francese, atea, sanguinaria e distruttrice. La rivoluzione sfociò in un bagno di sangue, dove la vita degli innocenti si mescolò nella perdita a quella dei potenti uccisi sommariamente da quella stessa follia omicida, sete di sangue, che qualche tempo dopo segò la testa anche di quelli che prima erano ritenuti i giusti giudici per conto del popolo.

E se il Re Sole avesse ascoltato quella voce? Cosa sarebbe stato del suo Regno? Siamo proprio sicuri di non poterlo dire? A posteriori ci accorgiamo facilmente che le cose avrebbero potuto essere altrimenti.

Ai posteri l'ardua sentenza!

Un altro esempio? La prima e la seconda Guerra mondiale. Altro ancora? Gli orrori del nazismo prima e del comunismo dopo? Non siamo soddisfatti? Il dramma del disfacimento progressivo della nostra società occidentale.

E gli esempi si potrebbero ancora moltiplicare.

Finiamola qui.

Dobbiamo prendere molto sul serio quello che la Madonna ha rivelato a Fatima. Il messaggio portoghese non ha perso nulla della sua drammatica attualità. Quanto ancora dobbiamo vedere per capire che se dal cielo qualcuno (e dico Qualcuno!) si scomoda per venire a dirci qualcosa, forse ( e dico: forse!) varrà la pena di ascoltarlo?

Tutto questo serve non a gettarci nella paura, ma a illuminare la nostra speranza, a far crescere la fede nella vittoria finale, a incrementare l'amore verso Dio e verso il prossimo.
Quanti ignorano queste cose ci riflettano. Quanti sorridono leggendomi perché mi credono ingenuo lo facciano pure. Possiamo anche prendere sotto gamba tutto questo, ma un giorno ci accorgeremo di esserci illusi, e per l'ennesima volta!

Chiedo scusa ai miei tredici lettori. E spero che essi non siano diminuiti!

Non siamo autori di tragedie, ma di storie meravigliose, di peccato e redenzione, di conversione autentica e di fiducioso rinnovamento quando lasciamo la penna e facciamo in modo che la Storia (quella con la maiuscola) la scriva Dio con la nostra mano malferma.

Dalle tenebre alla luce, dalla morte alla vita, dalla croce alla gloria!


Emanuele Onifade

13 maggio 2014

lunedì 19 maggio 2014

I Testimoni di Geova

Pubblico nuovamente il mio saggio (diviso in tre "puntate") sul problema dei Testimoni di Geova, sperando di aiutare a fare un po' di chiarezza su qualche tema ancora oscuro o sottovalutato. Occorre fare molta attenzione. Un piccolo vademecum per comprendere le falle del loro sistema e smascherare i loro subdoli inganni.

http://www.giornaleathenaeum.com/2013/12/i-testimoni-di-geova/

mercoledì 14 maggio 2014

QUID EST VERITAS ET MALUM?

QUID EST VERITAS ET MALUM? Nescio sed fieri sentior et excrucior …
Un brevissimo itinerario per riflettere sulla verità e il male morale

Mi perdonino gli esperti per le citazioni strampalate che si richiamano al povero Catullo e che mi sono servite come curiosa introduzione a quanto vorrei proporvi. Ormai vi sarete un po' abituati alle mie stravaganze!

Quid est veritas?”. “Che cos'è la verità? È la domanda di Ponzio Pilato a Gesù Cristo.

È la domanda antica, e nel contempo sempre nuova, che accompagna l'esistenza di ogni uomo, anche del più superficiale che meno se ne avvede. La domanda di Pilato racchiude la domanda di senso di tutta la romanità; e, proprio perché Roma era il mondo, di tutta l'umanità.

I miei tredici lettori si domanderanno sicuramente il perchè di questa domanda, che, per quanto è profonda, sembrerebbe addirittura priva di senso o d'interesse nel mondo superficiale e vuoto in cui viviamo. Ma non per questo essa perde la sua forza: che cos'è la verità?

Qualche accenno di filosofia antica …

Molti nel corso dei secoli hanno cercato di dare una risposta al quesito, chi in maniera più filosofica chi meno. Essa si barcamena fra gli antipodi: relativo e assoluto, soggettivo e oggettivo.

Qualche teoria.

La verità è un bisogno fondamentale dell'uomo (Socrate e Platone). Non è l'uomo a essere misura di tutte le cose (Aristotele contro Protagora). La verità si raggiunge quando l'intelletto giunge a coincidere con l'oggetto da conoscere (“adaequatio rei et intellectus”, direbbe lo Stagirita con San Tommaso), facendolo passare dalla potenza all'atto. Nella contemplazione della verità risiede la felicità e lo scopo ultimo della conoscenza del mondo metafisico.
Poi vengono gli Scettici, che hanno i loro maestri in Pirrone e Timone prima e negli accademici Arcesilao e Carneade dopo, i quali mostrarono invece un atteggiamento negativo di fronte alle possibilità di conoscere la verità. Guardando alla verità, che afferma se stessa in maniera evidente, l'uomo discerne l'essere dal non-essere e quindi, in senso più ampio, il bene dal male (Plotino e i neoplatonici). Per gli “amici” del Portico (gli Stoici) la verità è cosa di per sé evidente, chiara e risponde all'oggettività della realtà. Di conseguenza insieme al bene morale essa è il bene supremo. Prima di questi Epicuro. Agli uomini del suo tempo questi ricordava che il vero bene è sempre e soltanto in noi. Il vero bene è la vita, e a mantenere la vita basta pochissimo, e quel poco è a disposizione di tutti, di ogni singolo uomo. Epicuro riteneva che la verità potesse facilmente essere scoperta e compresa dall'uomo e che quindi la filosofia, come attività che ci permette di conoscere razionalmente la verità, sia alla portata di tutti ed abbia un carattere liberatorio. Teoria immanente, ma comunque buona in alcuni suoi punti: richiama anch'essa all'evidenza del vero e del bello.

Ognuno ha cercato di dare la sua risposta.

Ma non possiamo prescindere da un altro Pensatore (con la maiuscola) liberissimo, che non è certo riducibile a un filosofo o solo a un affabulatore o popolare populista del suo tempo. Questi è Gesù Cristo, Figlio di Dio incarnato. La sua risposta non poté, non può e non potrà mai essere ignorata. Dalla sua risposta nessuno potrà più prescindere. Egli stesso afferma di essere la via, la verità e la vita (Gv 14,6). “Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità; chiunque è per la verità ascolta la mia voce” (Gv 18,37).

La verità per il credente non è un qualcosa di astratto. Essa è una Persona, è Gesù Cristo, che svela Dio all'uomo e l'uomo a se stesso (Concilio Vaticano II). Alla luce del Verbo fatto carne comprendiamo il mistero dell'uomo (ibidem). Un incontro radicale e coinvolgente che cambia la vita e fa raggiungere le più alte vette. E proprio perché Cristo è la verità essa è il bene supremo, che fa essere l'uomo quel che deve e fa in modo che le tenebre non vincano la luce della verità (Gv 1, 1-14).

Essa è il bene supremo: ci permette di sapere con chiarezza ciò che è bene e ciò che è male. Dalla verità non possiamo prescindere. Ma è anche vero che la verità fa male. E se da un lato molti vi tendono spontaneamente e ne sentono il bisogno, tanti altri tentano di occultare il vero per interessi di bassa lega.
Ecco il punto della riflessione: il vero occultato!


Il male esiste

San Giovanni afferma che il male è la non accoglienza di Cristo.

Il cuore dell'uomo è un abisso. Grazie alla doppiezza del suo agire l'uomo cerca di dissimulare il male compiuto. E così il lupo si maschera da agnello, il superbo si veste da umile e ricopre di bellezza e virtù quello che è bruttezza e vizio. Questa è la tendenza dell'uomo che non si lascia illuminare da quella luce superna che viene dalla grazia divina e dalla retta coscienza.

Le cose non sono mai come sembrano. Il libro dei Proverbi dice che le opere di un uomo si scoprono alla fine della sua vita, come anche la sua virtù. Tutto quello che è vergognoso viene coperto e infiorato di carezze.

La domanda sul male è vecchia quanto il mondo. Un autore fra tutti: Sant'Agostino. Il celebre Vescovo di Ippona alla domanda “unde malum?” rispondeva: “Malum est privatio boni”. Il male è soprattutto “aversio a Deo et conversio ad creaturam”. È l'allontanamento dalla luce e il ripiegarsi vergognoso nella degenerazione nei bruti (Pico della Mirandola).

Il male è radicato. Affonda le sue radici sempre più in profondità. Rosica l'anima e la porta a sempre più grandi efferatezze. La disintossicazione è sempre più difficile. La persona sembra quasi affetta da una malattia irreversibile. La buona coscienza è irretita, fiaccata e zittita a tal punto che tutto quello che nelle parole si condanna lo si compie in segreto con gran diletto. Il male spegne la scintilla di bene che ogni uomo ha in sé, nasconde l'immagine di somiglianza a Dio, rende l'uomo dedito agli istinti più bassi e abbruttisce il suo cuore e lo rende irriconoscibile, lontano dagli affetti sinceri e avvolto da tenebre e menzogna.

E non dimentichiamoci neppure del “nemico della natura umana” (come lo chiamava S. Ignazio di Lojola). “Il diavolo non va in ferie, non osserva il riposo domenicale - proprio perché non osserva i comandamenti! -, non dorme, è attivo ventiquattr'ore su ventiquattro, è intelligentissimo e ci conosce bene” (tanto per citare un mio amico parroco nel basso Lazio). Il diavolo esiste! Una delle sue astuzie è far credere che non esista per poter più agilmente operare. Se aspettiamo la fine della vita per sapere se esiste sarà troppo tardi: già saremo suoi! Lavora notte e giorno per portare l'uomo ad allontanarsi da Dio e rivolgersi a qualche idolo mondano. La via della perdizione è molto facile da percorrere: la maggior parte delle persone neanche si accorgono che la stanno percorrendo! Occorre tener presenti sempre i nostri due principali nemici: il diavolo e … noi stessi.

E quando un amico volesse arrischiarsi nel richiamare alla bontà, alla rettitudine delle intenzioni e alla qualità di una vita propriamente umana? Viene scacciato, vilipeso, insultato, oltraggiato se non proprio calunniato. Sì: calunniato! La medaglia si tenta di rovesciarla: come si può lo si danneggia, lo si scredita … fino a farlo apparire un mostro traditore, un indegno che non merita altro che d'essere annientato, allontanato da tutti, fino a quando non torni sui sui passi.

Vedete quanto costa l'adesione alla verità? Lacrime e sangue. Molti per sottrarsi alle conseguenze del dire il vero (sempre nella carità senza ripicche o secondi fini) fanno finta di non vedere, di non sapere, di non sentire …

Dinanzi al male che fare? Il male va denunciato, l'errante va corretto e il peccato disprezzato. La persona va sempre trattata con rispetto e carità, ma il male va denunciato ed estirpato, perché non succeda che si radichi più profondamente e la persona ne resti schiacciata.

Ogni uomo, anche se piegato dal male, conserva pur sempre un bagliore di eternità, l'anelito al meglio, la volontà di rialzarsi. Ma non ne ha la forza! Da solo resta avvilito e schiacciato dalle nefandezze che ha combinato. Ci vuole un aiuto esterno: psicologico? Spirituale? Pedagogico? Familiare? Dipende dai casi; ma a mio modesto parere le varie risorse che possono aiutarlo vanno intese in una visione d'insieme. Tutte le varie componenti umane vanno sollecitate a reagire. Cosa fondamentale è l'affidamento a qualche guida autorevole, una persona, se specialista o esperta meglio, per risalire dall'abisso. Bisogna esser consapevoli che si può ricadere in ogni momento. Occorre anche stare attenti a che la persona interessata non si scoraggi e non cada in preda alla depressione o a qualche altra malattia mentale che influenzi tutto il suo essere. La miglior medicina è la sincerità nei rapporti umani e chiamare le cose con il loro proprio nome, senza timori o freni per le conseguenze. Smascherare il male vuol dire reagire e iniziare la risalita. Chi resta chiuso in se stesso resta nell'abisso. E allora la persona, sostenuta a livello spirituale, psicologico, affettivo e culturale (perché il male bisogna anche conoscerlo e interpretarlo) inizierà un serio cammino di rinnovamento, di conversione e … di lotta. Proprio di lotta: di questo si tratta.

Una lotta acerrima che si consuma senza soste fino al sangue per poi sempre ricominciare, per estirpare il cattivo germoglio del vizio risorgente. I maestri dello spirito parlavano di “combattimento spirituale”, perché no!

L'anima deve rivolgersi al suo Creatore e rivedere il suo stato con un serio esame di coscienza. Ci vogliono motivazioni forti. Una volta motivati bisogna che queste certezze permeino la vita e siano attrici di grandi rivoluzioni nelle scelte concrete. Chi non crede può ricorrere alla psicologia sola e alle altre componenti prettamente umane, non importa. Otterrà buoni risultati. Ma noi sappiamo che il medico delle anime è solo Uno. Tutte le componenti vanno integrate insieme: l'una non può prescindere dall'altra. Una buona direzione spirituale deve tener conto anche delle istanze della psicologia umana, altrimenti non capisce tutto l'uomo, ma solo una parte, anche se quella più delicata e da curare maggiormente.

Il tema è molto vasto. Chiedo scusa per la superficialità con la quale mi ci sono approcciato. I miei sono solo spunti di riflessione che possono essere utili per riflettere su cose che spesso ignoriamo o vogliamo allontanare dai nostri pensieri.

Mi perdoneranno i miei tredici lettori per il tempo che ho fatto perdere loro. Ma mi riterrò soddisfatto se almeno tre di essi sono giunti alla fine dell'articolo e non hanno sbadigliato!




Emanuele Onifade