mercoledì 29 ottobre 2014

IL TRIONFO DELLA SACRA IGNORANZA: Lo scioglimento della Diocesi di Montecassino

Pubblichiamo volentieri un articolo di Antonio Sardi sui recenti avvenimenti inerenti lo scioglimento della Abbazia Territoriale di Montecassino 


IL TRIONFO DELLA SACRA IGNORANZA
Lo scioglimento della Diocesi di Montecassino

Visione d'insieme del complesso abbaziale
La battaglia ideologica del clero progressista, avverso a tutto ciò che vi dovesse essere di tradizionale, storico, vetusto, glorioso, degno di nota e di prestigio lungo i secoli, ha trovato oggi una ulteriore vittoria da aggiungere alle molteplici degli ultimi decenni, affermazione di potenza la loro e confusione dei semplici e smarrimento per i buoni.

Lo scioglimento della antica e veneranda Diocesi di Montecassino, ecco ciò che è avvenuto oggi per intervento diretto di Papa Francesco I.

Il progetto portato avanti da alcune frange della Curia romana, mirante all'insensato e antistorico accorpamento delle abbazie territoriali alle diocesi circonvicine, ha un altro titolo da aggiungere a quelli già presenti nel loro libro di sventure e di inganni, perpetrati a danno di chi è stato fedele sempre, anche se abbandonato, derelitto, associato ai meschini e portato in pubblica piazza come scellerato, degno solo della gogna mediatica e del disprezzo degli intellettuali benpensanti.

“Terra Sancti Benedicti”

Il coro monastico
Con questo nome viene chiamata la Diocesi di Montecassino, Chiesa particolare di origini post romane, raccolta nel seno di San Benedetto. Il Patriarca dell'Occidente venne chiamato dagli abitanti di “Casinum” (odierna Cassino) a guidarli nella via della fede come Abate (Abbas) e Vescovo (Episcopus). Un rapporto di amore, di custodia, di cultura, di determinazione, che fin da subito portò alla piena identificazione di quei popoli e territori, perle preziose che fanno da corona alla Cattedra abbaziale, con la Chiesa Madre e la figura di San Benedetto.

Interno della Basilica
Da oggi la Terra di San Benedetto ha perso il padre, collante di generazioni e generazioni che nel corso dei secoli hanno guardato al Santo Monte in cerca di custodia, di crescita nella fede e benessere materiale. Tutto lo sviluppo della zona è dovuto alla presenza di quel Cenobio (e non certo il contrario!). Slegare il capo dalle membra non porta da nessuna parte; allontanare la Terra di San Benedetto dal suo Padre e Pastore è non conoscere la storia, non comprendere nulla che non sia ideologia, prepotenza e prevaricazione. Ancora una volta chi ci guarda da oltre il Tevere ha preso decisioni insensate e ingiustificabili a danno della terra che dovrebbe tutelare come la perla preziosa, sede della sua metropolìa, ma che disprezza trattando la nostra gente come carne da macello, numeri e non persone, teste e non anime da guidare e condurre ai pascoli ubertosi della eterna salvezza. Non si ricordano, i nostri capi, che quello che guidava Gesù Cristo duemila anni fa era soltanto uno sparuto gruppo di fedeli (apostoli, discepoli e donne) che nulla avevano da invidiare a un piccolo gruppo di cristiani perseguitati in Medio Oriente. Eppure quel gruppetto della prima ora Cristo non l'ha disprezzato, ma lo ha affidato alla cura di Pietro e dei suoi successori, che con l'insegnamento e il martirio hanno imporporato quella terra che dall'impero ereditava gloriose memorie ormai redente. 
Altare maggiore
Ultimamente Pietro questo se l'è dimenticato (dalla fine degli anni Settanta ad adesso): accorpamenti, spartizioni, soppressioni, smembramenti di ogni sorta … tutto a danno del Lazio e dell'Italia e la storia gloriosa che queste Chiese particolari, antichissime e ricche di fede hanno costruito per la propagazione del Regno di Cristo e il prestigio e l'affermazione sempre più grande della Sede di Pietro.

Il Beato Paolo VI durante la riconsacrazione della Basilica
Quello che vediamo oggi è la fine e il sotterramento di tutto questo. Cattedrali senza storia, popoli senza cultura di se stessi, clero sbandato, fedeli esposti alla mercè di mercenari, dottrina prostituita a beneficio della prassi …. ecco l'eredità della Chiesa postmoderna, che ha preteso di lasciare da parte come d'intralcio tutto quello che nei secoli ha fatto la sua fede e ha illustrato la sua dottrina. Chi disprezza la storia disprezza l'opera provvidente di Dio nell'economia della salvezza, economia che non sorge dal nulla ma trae alimento e vigore dal tesoro dello scriba evangelico: cose nuove e cose antiche.

A nulla è servito l'intervento in extremis del Papa emerito, che da Benedetto aveva preso il nome e da Montecassino l'eredità spirituale.

La nostra piena solidarietà va a Dom Pietro Vittorelli, ultimo abate ordinario, che, ammalato e paralizzato, si trova confinato fuori Diocesi.

Con questa decisione l'opera unificatrice dei benedettini per l'Europa cristiana va a farsi benedire, la cultura classica e cristiana che i monasteri hanno custodito, profuso e tramandato è cancellata con un colpo di spugna … Benedetto è cacciato dalla sua terra e si trova confinato sul monte a guardare inerme la distruzione di tutto quello che hanno edificato, tutto quello per cui hanno lottato e sofferto, insieme, vescovo e popolo, monaci e cittadini. Tutto è distrutto e lasciato all'oblio. Stavolta senza misericordia ...

La "Loggia del Paradiso"
Dalla Loggia del Paradiso della Basilica abbaziale il nuovo Benedetto guarderà la Valle ben sapendo che è parte del suo cuore, terra di sollecitudine del Pastore, ma la vedrà come strappata dalle sue fibre con forza, dalla volontà cattiva e ideologica di chi era stato chiamato a custodire e tramandare, ma alla fine ha abbandonato e sciupato.

E fu così che quelle 79 parrocchie, quei 73 sacerdoti, quegli 80 mila abitanti finirono nel nulla, lasciati al buon cuore del Vescovo di Sora, Aquino e Pontecorvo, che avrà la carità di visitarli e garantire, col clero, le mansioni pastorali. Da tutto a niente: l'apoteosi e la caduta di una potenza.

Immagine d'epoca: Montecassino distrutta
Quando San Francesco fondò il suo ordine minore lo potè fare grazie alle elargizioni e il sostegno dei monaci benedettini (ad esempio con la Porziuncola e San Damiano).

Il motto dell'Abbazia è “Succisa virescit” (“Anche se fiaccata rinasce più forte”) dopo le varie distruzioni e riedificazioni di quasi duemila anni ha perso verità: Francesco ha ucciso Benedetto.

Antonio Sardi





Nessun commento:

Posta un commento