Salviamo
gli orsi!
Riflessioni
sui paradossi di oggi e di domani
Qualche
giorno fa mi è arrivata una richiesta da Facebook: un mio amico mi
chiedeva di apporre il mio “like” a una pagina “Salviamo gli
orsi”, sulla quale si enunciavano in maniera chiara e distinta le
necessità legate al tema. E si illustrava talmente bene da spronare
anche il più pigro frequentatore a cliccare quel “mi piace”,
necessariamente.
Questa
faccenda, se volete anche un po' disimpegnata, mi ha dato modo di
riflettere su quanto sia paradossale il mondo in cui viviamo e
quali sono le preoccupazioni che assillano tante persone in tante e
simili faccende affaccendate. “Salviamo gli orsi” …
Subito
la mia mente riflessiva si è allontanata dal tema proposto e mi ha
portato lontano, oltre il Mediterraneo in Medio Oriente. E ho pensato
agli orsi veri, quelli di cui i frequentatori di Facebook non si
curano troppo. Ho pensato ai miei confratelli cristiani che, vittime
della violenza e del sopruso, anche oggi sono martiri, testimoni di
un qualcosa che va oltre e che chiede vita e sangue, come è stato
per il capostipite, Gesù Cristo. Vita e sangue, ieri come oggi e
probabilmente domani ancor di più.
Ma
quel motto non mi lasciava la mente: “Salviamo gli orsi”.
Miei
cari tredici lettori (spero che non diminuiate con la lettura del mio
articolo sgangherato!), sarò anche cinico o insensibile, ma vi dirò,
e lo confesso, che a me questo motto non dice niente. Farò storcere
il naso a qualche benpensante amico degli animali; ma a me degli orsi
non me ne importa niente.
Il
Padreterno, nella sua infinita bontà ha chiamato l'uomo alla
custodia del creato, ci mancherebbe, ma soprattutto alla custodia del
fratello. Anche se lontani noi siamo legati a quella gente che manco
conosciamo … e lo siamo non in virtù della carne, né per virtù
del sangue, ma per la figliolanza ricevuta nel Battesimo. È un
vincolo molto più grande quello che ci lega alle persone!
Ma
questo non ci interessa … “Salviamo gli orsi!”.
Un
giorno che ormai credo non sarà poi troppo lontano ci accorgeremo
che le nostre preoccupazioni sono altre, legate ad altri
interessi ben più grandi e profondi, ma che non credo ci
realizzeranno appieno. L'orso che ci minaccia di chiama ISIS:
“La
violenza e le minacce dell’Isis
non
danno tregua. In un messaggio audio di 42 minuti diffuso su Twitter,
il portavoce dei jihadisti, Abu
Muhammed Al Adnani, attacca
nuovamente la comunità cristiana occidentale: “Conquisteremo la
vostra Roma (intesa come simbolo della cristianità, ndr),
distruggeremo la croce e prenderemo le vostre donne”. Il
fondamentalista invita anche i sostenitori dell’autoproclamato
califfato a compiere omicidi contro i civili di quei paesi che hanno
preso parte alla coalizione anti-Isis: “Uccidete i miscredenti in
qualunque modo”, ha continuato”. Almeno fin qui Il Fatto
quotidiano.
E
allora il motto che mi girava nella testa è cambiato:
“Attenti agli orsi!”. Di questi bisogna temere la reazione,
mentre di quegli altri (gli orsi veri) già la conosciamo e sappiamo
come aggirarla. Ma con una piccola differenza: gli orsi che vogliamo
salvare li conosciamo e ci si mostrano tali quali sono, mentre quegli
altri non li conosceremo mai troppo bene. E questi, travestiti da
orsi carucci, un giorno fanno esplodere una bomba, un giorno
decapitano gente, un giorno danno fuoco e spargono sale. E noi non ce
ne accorgiamo: crediamo sempre che il problema sia lontano e non ci
riguardi. Ma quando il problema sarà presso di noi e ci colpirà con
inaudita prevaricazione e odio allora sarà troppo tardi. E quelli
che ora vengono chiamati profeti di sventura e gridano nel deserto
delle cosciente relativizzate, verranno chiamati a dare un consiglio,
ma ormai non servirà a tanto.
E
questi amici lo hanno capito: l'Occidente non si conquista con le
armi (c'hanno
provato qualche secolo fa e hanno capito che non ci sarebbero
riusciti), ma con le idee e con l'intromissione silenziosa, quella
del sottobosco e del retroterra culturale. L'Occidente sarebbe
cascato da solo, vittima di se stesso e del suo relativo benessere
assolutizzato e divinizzato. A causa dell'indifferenza e
dell'indifferentismo cadiamo vittime di quelle bombe ben più
pericolose, che minano l'esistenza stessa di un continente che non
vuole e non sa riconoscere le sue origini e la sua sussistenza in una
persona e in un evento: Gesù Cristo e il Cristianesimo, che per noi
fu faro di civiltà e luminosa rocca, fortezza fatta roccia contro
gli assalti mortiferi della sottocultura e della prevaricazione.
Lampada risplendente che sola diceva della dignità della persona e
della importanza della sua piena realizzazione. E questo tanto quegli
orsi quanto questi non lo sanno e non lo vogliono sapere.
Che
Dio ci aiuti ….
“Salviamo
gli orsi!” ...





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