mercoledì 23 settembre 2015

In cerca di volti ... "la bonifica delle anime" ... un breve ricordo di don Renato

Un giorno di cinque anni fa, di questi tempi, arrivai a Latina. Non conoscevo nessuno o quasi. Mi presentai alla Parrocchia alla quale il Vescovo mi aveva assegnato. A dire la verità non sapevo bene neanche dove fosse; sapevo tuttavia che era a Latina. A quei tempi ero ancora troppo povero per il navigatore. Arrivai. Trovai un sacco di bambini che attendevano il catechismo. Entrai in chiesa e mi inginocchiai per qualche minuto. Arriva un sacerdote: quello lo conoscevo, almeno di fama. Mi si accostò e si presentò. Sapevo che era di Sezze, l'antica sede vescovile confinante con la mia (Priverno), che nel corso della storia non c'era stata mai troppo amica. Pur tuttavia quella vicinanza fra i due paesi mi allargò il cuore e mi fece tirare un sospiro di sollevo. Avevo un conterraneo più grande di me di quasi settant'anni. Mi stimò fin da subito, anche quando gli eventi mi portarono altrove. Una lettera, una telefonata, una visita … trovava sempre il modo per farsi presente.

Questo e molto altro era Monsignor Renato Carlo Di Veroli, vicario episcopale, vicario generale ... parroco, sacerdote, cultore saggio, fratello, amico, don Renato! Una persona che sapeva farsi presente, andare incontro al suo interlocutore, quello che la Provvidenza gli metteva davanti, senza pregiudizi e senza il timore di doversi confrontare con chi potrebbe non comprenderti o osteggiarti. Posso dire senza enfasi che l'incontro più importante, la conoscenza più significativa (non me ne vogliano i miei amici latinensi!) è stata quella. Un incontro che mi ha segnato, un'amicizia che mi ha insegnato tanto. Ho scritto bene: con don Renato eravamo amici. Egli era capace di farsi amico dei suoi figlioli. Sapeva cosa dire e quando era il caso di tacere. Sapeva anche difendere dalle ingiustizie chi veniva ferito o vilipeso. Con quel garbo e quella sapienza che viene (non sempre) con l'età. Con la stima dei vescovi e la fiducia dei potenti, con le mani e il cuore sempre protesi al popolo!

Non conoscevo, quando arrivai, assolutamente nulla o quasi della storia religiosa di Latina, città assolutamente distante, a livello sociale e di sensibilità storica, dalla mia amata Priverno (che vanta origini pre-romane). Mi donò il suo libro. E lì io scoprii la mia Parrocchia. Immaginavo volti e situazioni … e alla luce di quel passato comprendevo il presente. Stimavo quei protagonisti e pensavo che i pionieri non furono solo quelli della prima ora o narrati dalle cronache. Pensai che don Renato assomigliava neanche poco a quell'altro setino (stavolta di adozione) che fu abate e santo, Lidano d'Antena. Questi venne dalle sue tranquillità, da quel di Montecassino a rifondare quel che era in rovina; venne a “bonificare le anime” (per usare un'espressione di un altro setino, mio amico e giornalista). Anche don Renato venne a bonificare e anime, a confortare, edificare, mantenere, tramandare e sorvegliare a che lupi rapaci non venissero a distruggere e sradicare. Rimase come un vegliardo a guardare a che nulla andasse perduto. A perpetuare la memoria; di cose antiche che spiegano il presente: senza di quelle non capiamo nulla, neanche chi siamo.

In cerca di volti … sempre, anche quando l'età lo ha costretto a ritirarsi in casa. Incontri, parole, gesti, cuore a cuore, che rimarranno per sempre scolpiti nel mio cuore e, spero, in quelli che saranno i miei atti sacerdotali.

Questa la mia testimonianza, il mio tributo dovuto a don Renato. All'amico, alla guida, al compagno di viaggio. Sono questi i testimoni che ci fanno capire che ne vale la pena, che non si soffre mai troppo a causa del Regno e che sull'altare si sta appesi alla croce insieme a Cristo.

Le mie parole sono vere. Chi mi conosce sa che non sono troppo avvezzo agli elogi, né per me né per gli altri. Ma qui emerge il dovere di giustizia.


Se devo essere sincero faccio molta difficoltà a pensare una Latina senza don Renato!
Ma egli non se n'è andato! Rimane il suo ricordo in ciò che ci ha trasmesso e negli insegnamenti che ci ha donato, negli ideali in cui credeva e nel modo di edificare.

Quel mio amico giornalista ha scritto, nel suo ricordo, che don Renato gli disse di sì mentre gli altri erano impegnati. E lui sapeva bene a che si riferiva (qui: http://www.latinaquotidiano.it/quando-don-renato-mi-disse-si-mentre-gli-altri-erano-impegnati/).

Non si negava, sapeva di essere chiamato a una missione superiore, che trascende gli uomini appunto per servire l'uomo e non gli uomini, in mille faccende affaccendati. Sapeva qual era la sua missione, una missione che non gli apparteneva, che lo sorpassava, lo prescindeva … ma lo riguardava e lo immergeva pienamente nell'ideale sacerdotale.


"Il valore di un uomo - dice la Sacra Scrittura - si riconosce nel momento della morte". Quanta saggezza nella tua vita; quanta saggezza nella morte! Sobrietà e compostezza ...

Adesso raccoglie il premio delle sue fatiche e invoca per noi quella benedizione che noi invochiamo per lui. Ancora su di noi quel segno di benedizione e quel tuo caro sorriso rassicurante. “Avanti, coraggio!”. E così sia!

mercoledì 2 settembre 2015

IN RICORDO DI UN PADRE, DI UN MAESTRO, DI UN AMICO ...

Una sera di settembre di dodici anni fa, la seconda, un'anima bella ci ha lasciato per andare incontro a Colui che fra tutti più aveva amato nella sua vita. E noi fummo i fortunati che la bontà di Dio volle appartenessimo al suo gregge, oggetto della sua cura e del suo affetto. Un giorno come tanti ... una sera nella quale una stella splende più di altre, da allora ci guarda e ci benedice. Ci ricorda chi siamo, verso dove andiamo e come dobbiamo camminare. Una sera nella quale abbiamo visto allontanarsi dai nostri occhi un padre, un maestro, un amico.
Padre: sollecito e premuroso verso tutti noi, piccoli e grandi uomini che camminiamo nella storia,
Maestro: delle eterne verità che al cielo sono via. Maestro non solo per giungere all'aldilà, ma anche su come si agisce su questa terra. Quanto ci hai insegnato nel tema della carità, della fede, della speranza cristiana! Nessuno che veniva da te tornava a casa come era prima. Ci hai insegnato a sperare sempre, perché il buon Dio è fedele alle sue promesse. Ci hai insegnato ad amare il prossimo vedendo in lui sempre un'occasione di crescita nell'amor di Dio. Ci hai fatto vedere con l'esempio come si aiuta chi è in difficoltà. Ci hai innamorato di Dio, della Madonna, di Sant'Antonio, del glorioso San Tommaso. Le tue parole in occasione di tali festività ci risuonano ancora care al cuore. Espressioni di dolcezza e confidenza infinita. Ci hai fatto capire che la vita cristiana è lotta, è sacrificio ... che va vissuto con amore, con slancio e, perché no, col sorriso sulle labbra. Ci hai fatto sempre sorridere, anche quando la vita con te è stata dura e la malattia ti ha costretto alla sedia a rotelle. Ci hai fatto capire quanto si ama il proprio servizio sacerdotale e che il proprio gregge non si abbandona mai, neanche se stanchi, fiaccato dall'età o dal male. Ci hai detto tanto con la tua vita, la tua predicazione e la tua generosità, tu che subito dopo la guerra ne hai viste tante. A voi giovani preti di allora venne chiesto tanto. Sacrifici e cuore per aiutare chi dalla guerra usciva deluso e privato spesso anche della dignità. La scuola, la parrocchia, il seminario ... in ogni luogo una parola buona, una parola di cielo, che plasmata sulla terra portasse al cielo!
Un amico: questo eri e sei per noi. Riuscivi a essere prossimo a tutti, piccoli e grandi, con i tuoi gesti, le tue parole precise, il tuo stile inconfondibile .... A tutti ti facevi vicino e sapevi dire il giusto a tempo debito. Quanti ragazzi da te hanno ricevuto quell'istruzione che li ha fatti buoni cristiani. Quanti ammalati da te hanno avuto conforto. Quanti morenti con te vicino hanno visto l'eterno giorno di Dio!
Noi siamo quel popolo che ti è sempre stato accanto. Noi siamo quei discepoli che nell'ultima ora non si sono vergognati del proprio padre e maestro, del loro amico più caro! Siamo noi che dal tuo esempio abbiamo avuto tanto. Di questi esempi non ce ne sono più molti. Gran parte del clero si è lasciato corrompere dallo spirito di mondanità, si è lasciato vincere dal vizio o dalla tiepidezza, dal sonno e dalla vigliaccheria. Gente che lascia le sue pecorelle nel deserto del mondo e pensa di operare bene, quando in realtà servono solo se stessi e i propri piccoli piccoli interessi. Quanta nostalgia! Nostalgia di parole chiare, che non ingannavano nessuno, che dicevano il vero e aiutavano chi era nel bisogno con la forza della verità, della trasparenza, parole che venivano dal cuore e che a questo arrivavano dirette. Siamo noi quei tuoi figlioli che speriamo siano degni di essere chiamati così come si sentono.
Continua a benedirci, tu che ben ci conosci e sai quello che sta nel nostro cuore! Tu che costruivi ponti, che intessevi relazioni, che sapevi parlare a tutti, umili e potenti.
Noi di te non ci scorderemo mai, sicuri che tu ci stai aspettando alla porta del cielo per portarci con te accanto a Gesù, a Maria, a Sant'Antonio ...
Da ieri che ti penso. Per me e per altri tuoi figli questa giornata è sempre carica di nostalgia, di ricordi, di affetto e di preghiera.
Oggi, nella chiesa della mia comunità, la Santa Messa di stasera sarà in tuo ricordo, come la comunione di ieri e di oggi, pegno e assicurazione della comunione col Padre, col Figlio e con lo Spirito Santo nella quale i tuoi figlioli sanno di essere legati a te per sempre. Noi preghiamo per te, perché il buon Dio doni la pace alla tua anima devota e la introduca alla sua visione beatifica.
Tu continua a benedirci e a sorriderci, tu che ci commuovi sempre!
"Ab interitu vitae" ... "dum volvitur orbis" ... Arrivederci!!






giovedì 12 febbraio 2015

"SALVIAMO GLI ORSI!" ...

Salviamo gli orsi!
 Riflessioni sui paradossi di oggi e di domani

Qualche giorno fa mi è arrivata una richiesta da Facebook: un mio amico mi chiedeva di apporre il mio “like” a una pagina “Salviamo gli orsi”, sulla quale si enunciavano in maniera chiara e distinta le necessità legate al tema. E si illustrava talmente bene da spronare anche il più pigro frequentatore a cliccare quel “mi piace”, necessariamente.

Questa faccenda, se volete anche un po' disimpegnata, mi ha dato modo di riflettere su quanto sia paradossale il mondo in cui viviamo e quali sono le preoccupazioni che assillano tante persone in tante e simili faccende affaccendate. “Salviamo gli orsi” …
Subito la mia mente riflessiva si è allontanata dal tema proposto e mi ha portato lontano, oltre il Mediterraneo in Medio Oriente. E ho pensato agli orsi veri, quelli di cui i frequentatori di Facebook non si curano troppo. Ho pensato ai miei confratelli cristiani che, vittime della violenza e del sopruso, anche oggi sono martiri, testimoni di un qualcosa che va oltre e che chiede vita e sangue, come è stato per il capostipite, Gesù Cristo. Vita e sangue, ieri come oggi e probabilmente domani ancor di più.
Ma quel motto non mi lasciava la mente: “Salviamo gli orsi”.

Miei cari tredici lettori (spero che non diminuiate con la lettura del mio articolo sgangherato!), sarò anche cinico o insensibile, ma vi dirò, e lo confesso, che a me questo motto non dice niente. Farò storcere il naso a qualche benpensante amico degli animali; ma a me degli orsi non me ne importa niente.

Il Padreterno, nella sua infinita bontà ha chiamato l'uomo alla custodia del creato, ci mancherebbe, ma soprattutto alla custodia del fratello. Anche se lontani noi siamo legati a quella gente che manco conosciamo … e lo siamo non in virtù della carne, né per virtù del sangue, ma per la figliolanza ricevuta nel Battesimo. È un vincolo molto più grande quello che ci lega alle persone!
Ma questo non ci interessa … “Salviamo gli orsi!”.

Un giorno che ormai credo non sarà poi troppo lontano ci accorgeremo che le nostre preoccupazioni sono altre, legate ad altri interessi ben più grandi e profondi, ma che non credo ci realizzeranno appieno. L'orso che ci minaccia di chiama ISIS:

La violenza e le minacce dell’Isis non danno tregua. In un messaggio audio di 42 minuti diffuso su Twitter, il portavoce dei jihadisti, Abu Muhammed Al Adnani, attacca nuovamente la comunità cristiana occidentale: “Conquisteremo la vostra Roma (intesa come simbolo della cristianità, ndr), distruggeremo la croce e prenderemo le vostre donne”. Il fondamentalista invita anche i sostenitori dell’autoproclamato califfato a compiere omicidi contro i civili di quei paesi che hanno preso parte alla coalizione anti-Isis: “Uccidete i miscredenti in qualunque modo”, ha continuato”. Almeno fin qui Il Fatto quotidiano.

E allora il motto che mi girava nella testa è cambiato: “Attenti agli orsi!”. Di questi bisogna temere la reazione, mentre di quegli altri (gli orsi veri) già la conosciamo e sappiamo come aggirarla. Ma con una piccola differenza: gli orsi che vogliamo salvare li conosciamo e ci si mostrano tali quali sono, mentre quegli altri non li conosceremo mai troppo bene. E questi, travestiti da orsi carucci, un giorno fanno esplodere una bomba, un giorno decapitano gente, un giorno danno fuoco e spargono sale. E noi non ce ne accorgiamo: crediamo sempre che il problema sia lontano e non ci riguardi. Ma quando il problema sarà presso di noi e ci colpirà con inaudita prevaricazione e odio allora sarà troppo tardi. E quelli che ora vengono chiamati profeti di sventura e gridano nel deserto delle cosciente relativizzate, verranno chiamati a dare un consiglio, ma ormai non servirà a tanto.

E questi amici lo hanno capito: l'Occidente non si conquista con le armi (c'hanno provato qualche secolo fa e hanno capito che non ci sarebbero riusciti), ma con le idee e con l'intromissione silenziosa, quella del sottobosco e del retroterra culturale. L'Occidente sarebbe cascato da solo, vittima di se stesso e del suo relativo benessere assolutizzato e divinizzato. A causa dell'indifferenza e dell'indifferentismo cadiamo vittime di quelle bombe ben più pericolose, che minano l'esistenza stessa di un continente che non vuole e non sa riconoscere le sue origini e la sua sussistenza in una persona e in un evento: Gesù Cristo e il Cristianesimo, che per noi fu faro di civiltà e luminosa rocca, fortezza fatta roccia contro gli assalti mortiferi della sottocultura e della prevaricazione. Lampada risplendente che sola diceva della dignità della persona e della importanza della sua piena realizzazione. E questo tanto quegli orsi quanto questi non lo sanno e non lo vogliono sapere.

Che Dio ci aiuti ….

Salviamo gli orsi!” ...



http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/09/22/isis-nuovo-messaggio-attaccate-i-civili-cristiani-conquisteremo-la-vostra-roma/1128778/

giovedì 27 novembre 2014

UROR ET INCENDO: Fiamma e brace ardente ...


UROR ET INCENDO: FIAMMA ARDENTE DEL CUORE, 

STELLA LUMINOSA NEL CIELO DI DIO
La breve intensa giornata sacerdotale di Don Giuseppe Canovai


In Cruce oro et pugno! E' il motto del nostro Servo di Dio.

L'anima di Don Giuseppe Canovai è una scintilla che guizza e corre nell'oggi di Dio, che illumina e contagia quanti hanno avuto la grazia di incontrarlo nei suoi scritti e nella testimonianza luminosa di quanti lo ebbero per padre e maestro, ispiratore e nocchiero verso lidi più puri, verso scelte più forti, verso una vita più santa. Dare a Cristo

Mons. Giuseppe Canovai era nato a Roma il 27 dicembre 1904 e aveva conseguito la maturità classica nel Liceo Visconti. Intraprese gli studi di Filosofia e Teologia alla Pontificia Università Gregoriana contemporaneamente a quelli di Giurisprudenza alla Università della Sapienza 1.


Avrebbe desiderato abbracciare in l'ideale della Compagnia di Gesù ma la vita non glielo permise: alla morte del padre dovette sovvenire alle necessità della famigliola, essendo la mamma ammalata ed egli figlio unico. E, quando si trattò di scegliere di concretizzare quella vocazione avvertita e verificata, il suo Padre spirituale, il P. Enrico Rosa (gesuita) lo indirizzò verso il Sacerdozio diocesano. Don Giuseppe manterrà l'impronta religiosa (in particolare quella gesuitica) per tutta la vita: attingerà dalla spiritualità ignaziana in ogni momento. Fu alunno dell'Almo Collegio Capranica, godendo la stima dei Superiori, e sempre alla Gregoriana conseguì la laurea dottorale in Diritto canonico. Divenuto Sacerdote gli venne assegnata la cura degli universitari (Assistente diocesano della FUCI). Avrebbe voluto continuare la vita di apostolato a servizio dei giovani e nella direzione spirituale, ma venne chiamato, per meriti (non avendo frequentato l'Accademia ecclesiastica), alla carriera diplomatica. E arrivò alla Congregazione per i Seminari prima e in Segreteria di Stato poi. Possiamo compendiare in un trittico la sua sintesi del Sacerdozio cattolico: Sacerdozio, Messa e Breviario. Con queste parole ne appare chiara l'essenza e l'altissima vocazione: l'integrale conformazione a Cristo 2.

Fu l'ispiratore di un movimento laicale, l'Opera Regina Crucis, fondata a Tivoli nel 1936 dalla Signorina Tommasina Alfieri, sua figlia spirituale (movimento che nel corso del tempo ha mutato il suo nome in Opera Familia Christi). Avrebbe desiderato seguire lo sviluppo di questa famiglia di anime, congregata dall'amore di Cristo, ma venne chiamato ad un ulteriore incarico di responsabilità: Uditore di Nunziatura a Buenos Aires3. All'attività diplomatica univa una fervente vita apostolica (conferenze, ritiri, esercizi spirituali, direzione spirituale di giovani, seminaristi e preti … fu un autentico missionario, tanto da essere venerato e acclamato santo da quel popolo lontano che lo adottò come suo apostolo). Amante di Cristo e servitore instancabile della Chiesa, si offrì vittima per impedire l'approvazione di leggi ingiuste. Estenuato e provato da una irreversibile peritonite concluse in poco tempo la sua già breve giornata terrena. Si addormentò nel Signore, fra spasimi incredibili, l'11 novembre 1942, dopo appena undici anni di Sacerdozio. Fu allora che si scoprirono sul suo corpo i segni di una acerbissima vita di penitenza, segno impresso nella carne per l'amore infiammante e consumante per l'Amato divino.

Il motto programmatico di Don Giuseppe, verso la fine della vita, si sviluppa ulteriormente in alto, sempre più attratto dalla fiamma di Dio che riscalda e consuma: Uror et incendo. Alla sera della sua vita, alba di eternità, quest'anima eletta non è più un lumicino, un barlume sconosciuto o anonimo ai più: vive, incendiata, di paradiso, di sublimi altezze, di vette raggiunte e di mani tese a chi ancora tentenna, lotta e soffre sballottato fra i marosi dell'esistenza quotidiana, segnata da peccato e redenzione. A tutti adesso propone quella luce, a tutti una parola: “Vivi e muori infiammata dell'amore di Dio!”. È una scintilla formidabile, che tutto ciò che tocca infiamma, trasfigura e traghetta oltre il limite, incendia, incandescente ogni tratto della persona e la fa lampada che si consuma davanti a Dio sacramentato … La lampada si consuma: tale è stata l'esperienza di Don Canovai, consumato interamente da una malattia irreversibile, della quale mai aveva parlato ad alcuno, scoperta ormai troppo tardi (sul letto di morte), eletta come ulteriore gradino da ascendere, ulteriore strumento per consumarsi totalmente in Dio, vittima di espiazione e d'amore, ad imitazione del Cristo crocifisso4. La scintilla adesso è brace ardente, che tutto accende: brucia di desiderio, si consuma nell'attesa dell'unione intima e definitiva con l'amato Signore, unico amore di quella radiosa e catalizzante esistenza. Arde fulmineo, anela incessantemente a Lui, freme, non sopporta l'attesa, s'illumina, riscalda, si consuma, brucia …. è ormai incandescente: Uror et incendo! È pronto a incontrare lo Sposo. Un unico rimpianto, tenero e cordiale: in Paradiso non potrà più celebrare la sua Messa: “In Cielo non vi sarà rimpianto di terra... eppure quando... sarò nel fulgore della tua gloria... non ti potrò palpare con le mie mani, non ti potrò sollevare in alto tra cielo e terra, non ti potrò ridonare alle anime, non ti potrò nascondere, carne viva e vivificante di Dio, nel mio cuore e avrò... nostalgia dell’Altare... So che è assurdo, perché Tu sarai tutto in tutti... che mi perderò faccia a faccia in Te... ma il mio Paradiso è il tuo altare, mensa dei tuoi amici, contemplazione della tua Presenza, donazione della tua vita, effusione del tuo spirito, glorificazione del tuo Padre, convegno dei tuoi angeli, gaudio dei tuoi figli, gioia dei tuoi giusti, pace dei tuoi servi. Quando invoco l’Angelo misterioso del Sacrificio, mi sembra che la mia offerta penetri nel mistero del Padre; quando incrocio l’Ostia sul Calice, mi sembra che il mio gesto sacerdotale sia fuso alla vita della Trinità tutta santa e questa risplenda nel candore dell’Ostia; quando lascio cadere nel Calice il frammento dell’Ostia, mi sembra che l’Onnipotenza di Dio risuscitante il suo Cristo palpiti nel fremito delle mie mani! (Diario manoscritto, 10 ottobre 1939)5.

Gli piaceva pensarsi sotto la croce, accanto a Maria come il discepolo prediletto, ad intercedere dal Figlio di Dio la linfa per sopravvivere in questo esilio e la luce per comprendere le grandi scelte che ogni giorno ci attendono6.

Un'anima grande, sempre rapita e assorta nel mistero di Dio. Ma non un serioso osservatore del mondo dal tono distaccato e sprezzante. Si impegnava generosamente ogni giorno con la sua preghiera e il suo apostolato per l'avvento concreto del Regno di Dio nelle anime, novella incarnazione di Dio nella storia, in quella personale come in quella universale.

Mi ha commosso soprattutto - aveva appuntato nel 1941 - la ricerca di Dio nella più umile delle preghiere, la preghiera vocale… il Rosario, i Pater, le Ave, ripetute qua e là durante la nostra giornata, le giaculatorie dette quasi a mezza bocca quando l’anima è stanca e affaticata, laVia Crucis, le formule delle preghiere preferite che si pronunziano quasi solo accennando le sillabe tanto sono note, le litanie della Vergine, le litanie dei Santi, i salmi della penitenza e della gioia, tutte parole sante con cui si chiede Dio, con cui si implora la sua vasta discesa nel nostro spirito, in cui l’anima si apre per essere invasa, si umilia, si atterra avanti a Dio per essere raccolta dalla sua misericordia. Piccole e umili preghiere delle nostre labbra stanche! […] Quando mancheranno le forze per ornare la casa interiore dell’anima e tutto sarà consumato, quando le labbra morenti appena potranno muoversi, voi umili sorelle minori della mia meditazione segreta, voi fiorirete ancora sulle mie labbra spente a cercare la misericordia di Gesù e la dolcezza di Maria”.

Anima ostia, vittima con Cristo nel martirio quotidiano: “Intendo offrire intero tutto me stesso, vorrei interamente offrirmi a Lui nei triplici voti della vita religiosa, ma questo non mi è concesso; mi è concesso però di unire al voto di verginità una offerta più ampia, di rinunziare cioè fin da ora a qualunque godimento terreno e al desiderio di averlo, intendo cioè fin d’ora di rinunciare ai miei beni e, se non potrò rinunziarvi interamente, vivere distaccato da essi, come se non li possedessi; voto di ubbidienza a quanto il mio P. Spirituale e i superiori della Chiesa mi comanderanno e in ogni modo di rafforzare lo spirito di ubbidienza per essere pronto di rinunziare appena potrò alla mia volontà. Ecco l’offerta che oggi presento al mio dolce Redentore e, perché a Lui è più cara, la presento sotto il voto di verginità come aspirazione e caparra di purezza e di verginità che sono le virtù che Egli vuole nei suoi eletti perché così sono più simili alle creature del cielo, agli angeli suoi» (Diario, 21 giugno 1924).
La stella luminosa accesa dal Servo di Dio nella divina costellazione non verrà mai meno, come pure quelle sempre nuove apostoliche conquiste per le quali consacrò la sua vita e la sua morte. Le sue altissime aspirazioni e i suoi alti ideali, unite ai suoi esempi di vita cristiana e sacerdotale, continuano a vivere ancora oggi nella vita e nelle attività della Congregazione della Familia Christi, ultimo frutto germinato dal cuore di Don Giuseppe, promanante da un suo ardentissimo desiderio. Del numero di quei chierici desiderava essere il primo. I membri della Congregazione intendono far rivivere l'esempio e l'ampiezza del cuore del loro fondatore nei palpiti di un cuore la cui vita di consacra a Dio “offrendo se stessi al Padre per mezzo di Cristo per la salvezza del mondo”, per tutto instaurare in Cristo portando a lui, innalzata, un'umanità redenta dal Sangue del Figlio di Dio. Essi si propongono di favorire quei fini che sono propri della Familia Christi, movimento nel quale essa nasce e per la quale si sviluppa, favorendo la crescita umana e spirituale dei suoi membri: giovani universitari, uomini e donne impegnati nel mondo del lavoro, intellettuali e liberi professionisti … le stesse categorie che furono oggetto della cura e dell'attenzione del loro fondatore, stella luminosa che risplende ormai nell'eterno giorno di Dio.

Il Processo per la Beatificazione del Servo di Dio, la cui causa prosegue presso gli uffici competenti della Congregazione per le Causa dei Santi, ha favorito la rinnovata pubblicazione dei suoi Scritti. È in corso la pubblicazione integrale del Diario manoscritto (redatto ininterrottamente dall'età di sedici anni fino alla morte) a cura di Mons. Florian Kolfhaus.


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1Cfr. In cruce oro et pugno. Dagli Scritti di Mons. Giuseppe Canovai, Tommasina Alfieri (ed.) p. 5 e ss.
2Cfr. Sacerdozio, Messa, Breviario, Opera Familia Christi (ed.), Edizioni Centena Roma 1962.
3Cfr. Suscipe Domine. Biografia e Diario di Mons. Giuseppe Canovai, Domenico Mondrone, s.j., Edizioni “La Civiltà Cattolica”, Roma 1949.
4Cfr. Don Giuseppe Canovai nei suoi scritti, Mons. Giacomo Loreti (ed.), Edizioni Centena, Roma 1963.
5Cfr. Don Giuseppe Canovai nei suoi scritti, op. cit.

6Cfr. L'avventura della santità sacerdotale. La vita del Servo di Dio Mons. Giuseppe Canovai, Casa Mariana Editrice, Frigento 2014.

mercoledì 29 ottobre 2014

IL TRIONFO DELLA SACRA IGNORANZA: Lo scioglimento della Diocesi di Montecassino

Pubblichiamo volentieri un articolo di Antonio Sardi sui recenti avvenimenti inerenti lo scioglimento della Abbazia Territoriale di Montecassino 


IL TRIONFO DELLA SACRA IGNORANZA
Lo scioglimento della Diocesi di Montecassino

Visione d'insieme del complesso abbaziale
La battaglia ideologica del clero progressista, avverso a tutto ciò che vi dovesse essere di tradizionale, storico, vetusto, glorioso, degno di nota e di prestigio lungo i secoli, ha trovato oggi una ulteriore vittoria da aggiungere alle molteplici degli ultimi decenni, affermazione di potenza la loro e confusione dei semplici e smarrimento per i buoni.

Lo scioglimento della antica e veneranda Diocesi di Montecassino, ecco ciò che è avvenuto oggi per intervento diretto di Papa Francesco I.

Il progetto portato avanti da alcune frange della Curia romana, mirante all'insensato e antistorico accorpamento delle abbazie territoriali alle diocesi circonvicine, ha un altro titolo da aggiungere a quelli già presenti nel loro libro di sventure e di inganni, perpetrati a danno di chi è stato fedele sempre, anche se abbandonato, derelitto, associato ai meschini e portato in pubblica piazza come scellerato, degno solo della gogna mediatica e del disprezzo degli intellettuali benpensanti.

“Terra Sancti Benedicti”

Il coro monastico
Con questo nome viene chiamata la Diocesi di Montecassino, Chiesa particolare di origini post romane, raccolta nel seno di San Benedetto. Il Patriarca dell'Occidente venne chiamato dagli abitanti di “Casinum” (odierna Cassino) a guidarli nella via della fede come Abate (Abbas) e Vescovo (Episcopus). Un rapporto di amore, di custodia, di cultura, di determinazione, che fin da subito portò alla piena identificazione di quei popoli e territori, perle preziose che fanno da corona alla Cattedra abbaziale, con la Chiesa Madre e la figura di San Benedetto.

Interno della Basilica
Da oggi la Terra di San Benedetto ha perso il padre, collante di generazioni e generazioni che nel corso dei secoli hanno guardato al Santo Monte in cerca di custodia, di crescita nella fede e benessere materiale. Tutto lo sviluppo della zona è dovuto alla presenza di quel Cenobio (e non certo il contrario!). Slegare il capo dalle membra non porta da nessuna parte; allontanare la Terra di San Benedetto dal suo Padre e Pastore è non conoscere la storia, non comprendere nulla che non sia ideologia, prepotenza e prevaricazione. Ancora una volta chi ci guarda da oltre il Tevere ha preso decisioni insensate e ingiustificabili a danno della terra che dovrebbe tutelare come la perla preziosa, sede della sua metropolìa, ma che disprezza trattando la nostra gente come carne da macello, numeri e non persone, teste e non anime da guidare e condurre ai pascoli ubertosi della eterna salvezza. Non si ricordano, i nostri capi, che quello che guidava Gesù Cristo duemila anni fa era soltanto uno sparuto gruppo di fedeli (apostoli, discepoli e donne) che nulla avevano da invidiare a un piccolo gruppo di cristiani perseguitati in Medio Oriente. Eppure quel gruppetto della prima ora Cristo non l'ha disprezzato, ma lo ha affidato alla cura di Pietro e dei suoi successori, che con l'insegnamento e il martirio hanno imporporato quella terra che dall'impero ereditava gloriose memorie ormai redente. 
Altare maggiore
Ultimamente Pietro questo se l'è dimenticato (dalla fine degli anni Settanta ad adesso): accorpamenti, spartizioni, soppressioni, smembramenti di ogni sorta … tutto a danno del Lazio e dell'Italia e la storia gloriosa che queste Chiese particolari, antichissime e ricche di fede hanno costruito per la propagazione del Regno di Cristo e il prestigio e l'affermazione sempre più grande della Sede di Pietro.

Il Beato Paolo VI durante la riconsacrazione della Basilica
Quello che vediamo oggi è la fine e il sotterramento di tutto questo. Cattedrali senza storia, popoli senza cultura di se stessi, clero sbandato, fedeli esposti alla mercè di mercenari, dottrina prostituita a beneficio della prassi …. ecco l'eredità della Chiesa postmoderna, che ha preteso di lasciare da parte come d'intralcio tutto quello che nei secoli ha fatto la sua fede e ha illustrato la sua dottrina. Chi disprezza la storia disprezza l'opera provvidente di Dio nell'economia della salvezza, economia che non sorge dal nulla ma trae alimento e vigore dal tesoro dello scriba evangelico: cose nuove e cose antiche.

A nulla è servito l'intervento in extremis del Papa emerito, che da Benedetto aveva preso il nome e da Montecassino l'eredità spirituale.

La nostra piena solidarietà va a Dom Pietro Vittorelli, ultimo abate ordinario, che, ammalato e paralizzato, si trova confinato fuori Diocesi.

Con questa decisione l'opera unificatrice dei benedettini per l'Europa cristiana va a farsi benedire, la cultura classica e cristiana che i monasteri hanno custodito, profuso e tramandato è cancellata con un colpo di spugna … Benedetto è cacciato dalla sua terra e si trova confinato sul monte a guardare inerme la distruzione di tutto quello che hanno edificato, tutto quello per cui hanno lottato e sofferto, insieme, vescovo e popolo, monaci e cittadini. Tutto è distrutto e lasciato all'oblio. Stavolta senza misericordia ...

La "Loggia del Paradiso"
Dalla Loggia del Paradiso della Basilica abbaziale il nuovo Benedetto guarderà la Valle ben sapendo che è parte del suo cuore, terra di sollecitudine del Pastore, ma la vedrà come strappata dalle sue fibre con forza, dalla volontà cattiva e ideologica di chi era stato chiamato a custodire e tramandare, ma alla fine ha abbandonato e sciupato.

E fu così che quelle 79 parrocchie, quei 73 sacerdoti, quegli 80 mila abitanti finirono nel nulla, lasciati al buon cuore del Vescovo di Sora, Aquino e Pontecorvo, che avrà la carità di visitarli e garantire, col clero, le mansioni pastorali. Da tutto a niente: l'apoteosi e la caduta di una potenza.

Immagine d'epoca: Montecassino distrutta
Quando San Francesco fondò il suo ordine minore lo potè fare grazie alle elargizioni e il sostegno dei monaci benedettini (ad esempio con la Porziuncola e San Damiano).

Il motto dell'Abbazia è “Succisa virescit” (“Anche se fiaccata rinasce più forte”) dopo le varie distruzioni e riedificazioni di quasi duemila anni ha perso verità: Francesco ha ucciso Benedetto.

Antonio Sardi





lunedì 20 ottobre 2014

E la Mezza luna divenne scimitarra ...

Quanta mala patimur ---

Il mio ultimo articolo per il nostro giornale online, Athenaeum, si occupa di un problema attualissimo e forse sottovalutato: la situazione dei cristiani perseguitati in Iraq. Con toni e accenti forti ho cercato di proporre una riflessione che se da un lato suscita una sana preoccupazione, dall'altro sprona tutti alla vigilanza e a quella che possiamo definire come una giusta integrazione nel pieno rispetto della nostra e altrui cultura, non nascondendo le differenze esistenti fra l'una e l'altra, ma tuttavia tenendo ben presente che dalla conservazione della propria identità culturale occidentale e, quindi, cristiana, dipende la sopravvivenza stessa dell'Europa ... 


martedì 5 agosto 2014

I "Giorni della Madonna d'Agosto" ... Ad agosto anche di notte splende il sole!

Momento dell'esposizione
Carissimi amici, concittadini!

Abbiamo vissuto anche quest'anno la bella esperienza della Notte Bianca il
2 agosto scorso, evento che ha portato in città tanti turisti dalle Province e anche da più lontano ...

Ma il mese di agosto non è solo questo!

Siamo ne "I giorni della Madonna d'Agosto" ...



A molti questo dato non dice niente, ad altri qualcosa, ad altri ancora (a noi) dice una parola: Mamma!

E' il mese della Madre, una Madre tutta particolare: la Madonna d'Agosto, Principalissima Protettrice della città di Priverno, della diocesi e della Valle dell'Amaseno.

E' il mese del sole: la luce che irradia su questi giorni di grazia la benevolenza della Madre di Cristo! Un sole rovente che infiamma le anime e accende i cuori.

Sul Corso ... i Carabinieri a cavallo!
Un mese che ci parla di un rapporto tenerissimo e speciale, ci parla di amore, della nostra lunga storia di fede; ci parla della protezione di Maria SSma verso i suoi figli che la invocano con questo dolce titolo. 
Ci parla di secoli devoti, di volti, di anime, dei nostri avi ... e perchè no, anche dei nostri posteri. Ci interroga, la Mamma, sul futuro e su come noi lo prepariamo col presente, fin da adesso. Che cosa lasceremo ai nostri figli? Una vuota tradizione? Un inutile grido senza cuore? Mai non sia!! Rinnoviamo la nostra fede e rinsaldiamo il legame con Dio e fra di noi. Sinceramente!

Rientro della Processione
nell'Anno Centenario
Ancora una volta il mese di agosto ci richiama alla nostra storia, ci sprona al rinvigorimento delle nostre radici cristiane e culturali, radici dalle quali attingere nuova linfa, antica e sempre nuova. Momenti di fede e stupore, di tradizioni lungimiranti, che travalicano i secoli e uniscono le generazioni di ieri con quelle di oggi e quelle che verranno domani. Tutte le portano davanti a un altare, al suono festoso delle campane, alla melodia dell'organo, al canto devoto e alla preghiera sincera. L'anno prossimo rivivremo di nuovo l'esperienza dei nostri padri, lo stupore della meraviglia rinnovata del ritrovamento della Venerata Icona della Madonna d'Agosto e la solenne processione con il tradizionale baroccio trainato dai nostri bianchi buoi …

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La Processione
 nell'Anno Centenario
Domenica mattina (3 agosto), con la Messa capitolare delle 11,30 sono iniziati i festeggiamenti. Appena prima della Messa si è esposta solennemente l'icona della nostra Mamma celeste. Da domenica sera è il

Si stanno svolgendo gli “incontri di zona”: ieri sera nel Santuario di Mezzagosto, stasera ai Pignatari, domani a S. Lorenzo …

Rientro di una processione
d'inizio XX secolo
Il giorno 14 avremo la Messa capitolare alle 20,30 e a seguire la Processione, animata dalla Banda cittadina (diretta dal M. Ildo Masi) e al termine della quale vi sarà lo spettacolo pirotecnico (da parte della Ditta “La Girandola” del Sig. Ulderico Brusca).

Interno barocco
della Basilica Cattedrale
Il giorno 15 alle 11,30 avremo fra noi il nuovo Vescovo della nostra diocesi, S. E. Mons. Mariano Crociata, che celebrerà la S. Messa pontificale, concelebrata dal clero della città e della diocesi.

La sera ci sarà la solita festa tradizionale, allietata da un complesso musicale. Verrà “tirata” la tombola al termine della serata. Il giorno seguente celebreremo San Rocco nella Chiesa collegiata …
Don Angelo Masi presiede
la Processione penitenziale


Un mese impegnativo, ma bello, interessante e carico di significato per chi tenta di accompagnare ai gesti che pone l'adesione sincera del cuore. Molti nostri concittadini lontani faranno ritorno in patria (americani, francesi, tedeschi ... ma anche privernesi trasferitisi in altri posti d'Italia) per unirsi a noi nella lode comune, nell'affetto immutato, nella fede millenaria!

privernensis!!

Immagini proprie e altre tratte dal gruppo fb "Tradizioni a Priverno"